

Tutti gli organismi mondiali segnalano a suon di dati l’andamento economico catastrofico per tutti i paesi industrializzati, con una crescente disoccupazione spesso a due cifre percentuali e parimenti segnalano che la coesione sociale e' a rischio in piu' Stati. L’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ha affermato che per quanto riguarda “L'Italia, sta attraversando un periodo di recessione molto forte (rispetto agli altri paesi industrializzati), che continuerà «fino alla fine del 2009», poi, nel 2010, vedrà una «lenta ripresa». Nell'anno in corso, il Pil scenderà del 5,5% per poi tornare a salire dello 0,4% il prossimo anno. Auguriamoci che sia una previsione provvisoria e non tendenziale, altrimenti dovremo impiegare dai dieci ai quindici anni per recuperare il progresso economico che si e' bruciato in un solo anno. Questi dati sono purtroppo in linea con quelli del FMI (Fondo Monetario Internazionale) e con quelli di Banca D'Italia. Mario Draghi, ha confermato la caduta del Pil 2009 "attorno al 5%, ma ha avvertito che per superare la crisi bisognera' sostenere i consumi e l'occupazione per non peggiorare le cose. Per ottenere la tenuta dei consumi è fondamentale una tenuta del mercato del lavoro". Così si esprime anche Emma Marcegaglia, Giorgio Guerrini Presidente di Confartigianato. Carlo Sangalli, Presidente di Confcommercio. L’Istat, Istituto centrale di statistica, l’organismo pubblico preposto per legge alla elaborazione e diffusione delle statistiche ufficiali in Italia, denuncia che su base annua, il fatturato industriale ha accusato flessioni a due cifre (-22,2%), la flessione più alta dalla fine della seconda Guerra Mondiale. Nei primi quattro mesi del 2009 il fatturato industriale segna un calo complessivo del 22,3%. Gli ordini restano in caduta ed ad aprile si e' rilevata la nona flessione congiunturale consecutiva pari al -3,7%.
Come tutte le crisi economiche di sistema, anche questa passera' alla storia per due dati riassuntivi. Il valore recessivo negativo in termini di Pil ed il numero di disoccupati che lasciera' per strada; oltre venti milioni in Europa ed oltre due milioni in Italia. Il primo grido di dolore lo aveva lanciato a febbraio Epifani, ma allora era stato criticato anche da sinistra e da parte sindacale. Alla fine fu considerato un catastrofista, un preconcetto pessimista, un antigovernativo per scelta politica e come un appestato fu addirittura messo fuori dalla porta. Poi via via tutti si sono piano piano allineati sulle sue previsioni, dimostrando cosi' che la peste ce l'abbiamo davvero anche noi, governo compreso. C'e' dell'altro. La Corte dei Conti, denuncia che “In Italia "il percorso di riduzione del disavanzo pubblico si è arrestato". Gli indici 2008 "hanno purtroppo disatteso" l'auspicio della "prosecuzione di un percorso virtuoso a riduzione del debito e deluso l'aspettativa di un miglioramento dei conti pubblici".
Ed il Goverrno che politica economica fa? A sentire Tremonti tutto era previsto ed e' gia' stato fatto tutto, il possibile e l'impossibile. Le banche sono state sostenute prima e meglio degli altri, come le imprese e la ripresa. Si e' addirittura salvata la sanita' e si sono tenuto in ordine i conti dello Stato. Nessuno piu' dell'Italia ha fatto tanto per sostenere il lavoro, l'indigenza e la poverta'. Sembra di essere di fronte al programma del New Deal di Roosvelt del 1933, ma l'impressione e' invece quella che si voglia sostenere per forza che si tratta di una politica alla cioccolata solo perche' e' di colore marrone.
Anche se il risparmio delle famglie italiane tiene, le banche italiane non erogano molto denaro e nonostante la vigilanza dei prefetti continuano a navigare come prima in modo tutt'altro che trasparente. I senza lavoro aumentano di ora in ora e stipendi e pensioni perderanno nei prossimi mesi ulteriore potere d'acquisto in termini sostanziali. Ogni giorno la lista dei poveri si allunga ed i disoccupati state certi che aumenteranno per un bel po' di anni, mentre i contratti dei dipendenti pubblici saranno rinviati perche' non compatibili con un deficit pubblico che ha raggiunto ormai primati sudamericani.
Con il Documento di programmazione economica e finanziaria presentato dal Governo si recepiscono i dati dell'andamento economico nazionale, ma anziche' ammettere la gravita' della situazione (la situazione e' grave perche' l'Italia repubblicana non ha mai dovuto affrontare una recessione di questa portata), invertire la rotta ed annunciare poderose iniziative a sostegno di occupazione e consumi si continua a sostenere che va tutto per il meglio, che il peggio e' alle spalle e si indica in un impossibile +2% per il 2011 la vera ripresa economica nazionale. Secondo la versione autoassolutoria del Grande Nano e Tremonti, tutti gli obbiettivi economici del governo sono stati raggiunti tranne uno a cui si pone mano con risolutezza, per essere sicuri che gli evasori fiscali, veri e propri farabutti in una situazione quale quella in essere, possano continuare a farla franca e a mangiar pane e prosciutto alle spalle dei cittadini onesti. Chi ha illecitamente e a volte criminosamente nascosto denari all'estero, costretto oggi al rientro forzato dalle nuove regole mondiali, diventera' cosi' un benemerito salvatore della Patria e potra' riportarsi a casa i suoi sporchi denari con il bollino blu riservato ai capitani che investono per un nuovo sviluppo e la ripresa economica, aumentando in tal modo anche la capacita' del nostro Buon Governo di attirare capitali dall'estero. Sfugge da ogni commento giornalistico che ogni giorno la ricchezza nazionale, che e' in drammatico recesso, si sta redistribuendo a ritmi frenetici sempre di piu' a favore di pochi privilegiati e superprotetti a scapito di una massa sterminata di cittadini che ingrossano sempre piu' le fila dell'esercito dei poveri. Veri e propri imbonitori da fiera, i nostri governanti chiedono ottimismo ma pretendono rassegnazione. Vogliono convincere che non c'e' alternativa al loro operare e che l'uscita dalla crisi sara' quel che sara' e bisognera' accettarla per come si determinera'. Al di la' della loro politica economica esiste solo il nulla, non c'e' alternativa ma solo illusione e la redistribuzione della ricchezza non puo' essere un obiettivo ma e' una pura velleita' ideologica. E per rendere il loro show sempre piu' convincente, non solo hanno attivato il silenziatore ad ogni protesta sociale, ma hanno addirittura provveduto a chiudere la bocca a chi elabora e diffonde dati per legge, perche' anche questi membri del partito dei pessimisti. Il 26 giugno, al termine del vertice di Corfù, il Grande Nano ci racconto' che "C'è un circuito vizioso di crisi per paura, alimentato dalle dichiarazioni di governi, opposizioni e di istituzioni economiche, nazionali, europee e internazionali che continua a dare numeri sul deficit e sul prolungarsi della crisi. I media che le riprendono complicano la situazione diventando fattori che alimentano queste paure" e rivolse un appello finale ai responsabili delle istituzioni internazionali, "al loro buon senso e al senso di responsabilità". In precedenza Tremonti aveva attaccato Draghi dicendo: «Silenzio sulle cifre fino a settembre», è l’invito di Giulio Tremonti in un’intervista al Tg2. «Facciamo passare almeno l’estate. Ne guadagnerebbero gli economisti in salute, ma soprattutto la gente. Non è censura, è igiene». Dare troppi dati «è un modo per fare del male alla gente, diffondendo sfiducia e incertezza, quando l’economia deve essere invece fiducia e certezza». E l’informazione? «Troppe informazioni diventano deformazioni» dice Tremonti. Anche Berlusconi aveva censurato Draghi affermando "Questa è un’informazione del Governatore che non corrisponde alle cose che emergono dalla nostra conoscenza della realtà italiana". Il riferimento era all'affermazione di Draghi, secondo la quale se non si adottano misure straordinarie, entro il 2009, 1,6 milioni di persone si ritroveranno senza lavoro e senza una tutela economica. Sui dati Istat hanno addirittura sparato in tre. Ha aperto le danze Tremonti sostenendo l'inaffidabilità dell'indagine sulle forze lavoro. Poi hanno continuato Scajola e Sacconi. Troppe stime e troppo frequenti, tali da non riuscire a offrire un quadro reale della crisi economica. Secondo loro, le indagini campionarie dell'Istat (che seguono le procedure Eurostat), andrebbero affiancate dai dati amministrativi ricavabili dalla fisco e dall'Inps.
Detto e fatto. Con l’articolo 11 del DL 78 dell’1 luglio 2009 si mette il bavaglio anche a tutti coloro che fino ad oggi erano autorizzati a produrre dati economici. Con esso, si crea una nuova banca dati alle dirette dipendenze della Presidenza del Consiglio, che raccogliera' i risultati di tutti e per tutti. Da quel momento, i dati sull’andamento dell’economia li dara' solo il Grande Nano. State certi che saranno in linea con il suo abbondante ottimismo e gli daranno ragione giorno dopo giorno, come le previsioni favorevoli sul suo gradimento personale che ormai sfiorano il 120% degli intervistati. Chi ricerca l'autoassoluzione con ogni mezzo, state certi che in questo modo non riuscira' a criticarlo proprio piu' nessuno per un bel po'. Suggerirei al nostro Grande Nano anche un altro piccolo codicillo funzionale al suo show. Cavare dai dati economici anche ogni riferimento specifico a date, perche' la loro ignoranza aiuterebbe ancora di piu' il bisogno di ottimismo. C'e' una bella differenza tra dire che nel 2011 il Pil in Italia crescera' del 2%, oppure potere limitarsi a dire che prima o poi crescera'. Se puoi fermarti alla seconda, hai pero' la soddisfazione di dichiarare poi, senza paura di smentita, che hai centrato i tuoi obbiettivi, che in politica e' quasi sempre l'essenza del problema.