
Da Giornalettismo del 22 agosto 2010.
A che serve il processo breve? A salvare Silvio Berlusconi dai processi Diritti Tv-Mediaset e Mills, attualmente congelati dal legittimo impedimento che però presto finirà alla Corte Costituzionale per il giudizio di legittimità: e il rischio di una bocciatura è grande. L’analisi è di Luigi Ferrarella nelle pagine degli editoriali del Corriere della Sera che, con l’esperienza del cronista giudiziario di lungo corso, ci spiega senza sconti i termini della situazione.
FERMATE I PROCESSI – “Il processo giusto e ragionevole ce lo chiede l’Europa, non è un capriccio della maggioranza”, dice Silvio Berlusconi, e Ferrarella fa notare come l’Europa, però, ci chieda anche insistentemente e con varie sentenze condizioni più umane per i nostri carcerati, pressati in sei in celle da tre persone; ma nessun decreto legge urgente in merito sta venendo messo all’ordine del giorno per ovviare a questo problema. Dunque, le ragioni dell’accelerazione sul processo breve sono altre: secondo Enrico Musso, parlamentare del PdL, “è un’ipocrisia non ammettere che c’è un’agenda nascosta per tutelare il premier dai suoi processi”. Dunque lo sanno, lo dicono e lo fanno. Quali processi. però? E come può il ddl sul processo breve fornire l’ennesimo scudo al Presidente del Consiglio?
NORMA RETROATTIVA – “La mina sotto l’intero sistema”, continua Ferratella, “è la norma transitoria retroattiva che, solo per i processi in primo grado commessi prima del 2 maggio 2006, ne determinerebbe l’estinzione non dai due anni dall’inizio del dibattimento, e neanche dal rinvio a giudizio, ma dalla addirittura dalla richiesta del Pm del rinvio a giudizio”: e sarebbero inclusi in questa categoria, ovvero quella dei processi per cui è stato richiesto il processo prima del 2 maggio 2006, appunto i due procedimenti diritti tv-Mediaset, per cui il Pm ha chiesto di poter procedere nell’aprile 2005, e Mills, richiesta fatta nel marzo 2006. Due vertenze una più spinosa dell’altra: ad esempio secondo l’accusa, nel caso Mediaset-diritti Tv, fiduciari per conto di Silvio Berlusconi compravano mediante società offshore film americani, rivendendoli poi a società gemelle fino alla vendita finale a Mediaset. In ognuno di questi passaggi l’importo per l’acquisto aumentava, e accantonando le differenze Mediaset fu in grado di accumulare quel patrimonio in fondi neri finito sotto attenzione della magistratura nel caso All-Iberian. Berlusconi in prima persona si sarebbe intascato ben 280 milioni di euro, esente tasse e in frode agli azionisti (dunque, un falso in bilancio).
E LA PARTE OFFESA? – Dunque, continua Ferratella, per tutelare i suoi affari, Berlusconi, timoroso di una nuova bocciatura in Corte Costituzionale, “punta ora su un’altra legge che, oltre ad estinguere i suoi, azzererà però anche talmente tante altre migliaia di processi che ministero della Giustizia e magistrati, pur litigando a colpi di pseudostatistiche, non sono capaci di quantificare”. E se “dietro a ciascun processo” resterà “un imputato esente da giudizio”, bisognerebbe ricordarsi però, conclude il Corriere, che in ogni vicenda giudiziaria c’è anche “una parte offesa, privata” in questo modo “di giustizia e dirottata verso improbabili cause civili”; parte offesa verso la quale bisognerebbe comportarsi con più rispetto, prevedendo magari “scelte organizzative” che assicurino una “sentenza più breve”, e non la promessa “non del processo, ma del suo certificato di estinzione”.
