sabato 12 dicembre 2009

10 dicembre 1948. Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo.

Il 10 dicembre 1948, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvo' e proclamo' la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Dopo questa solenne deliberazione, l’Assemblea delle Nazioni Unite diede istruzioni al Segretario Generale di provvedere a diffondere ampiamente questa Dichiarazione e, a tal fine, di pubblicarne e
distribuirne il testo non soltanto nelle cinque lingue ufficiali dell’Organizzazione
internazionale (cinese, francese, inglese, russo e spagnolo),ma anche in quante altre lingue fosse possibile, usando ogni mezzo a sua disposizione.

DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI
Preambolo
Considerato che il riconoscimento della dignitа'inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della liberta', della giustizia e della pace nel mondo;
Considerato che il disconoscimento e il di sprezzo dei diritti umani hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell’umanitа' e che l’avvento di un
mondo in cui gli esseri umani godano della libertа' di parola e di credo e della
libertа' dal timore e dal bisogno e' stato proclamato come la piu' alta aspirazione
dell’uomo;
Considerato che e' indispensabile che i diritti um ani siano protetti da norme
giuridiche, se si vuole evitare che l’uomo sia costretto a ricorrere, come ultima
istanza, alla ribellione contro la tirannia e l’oppressione;
Considerato che e' indispensabile promuovere lo sviluppo di rapporti amichevoli tra le Nazioni;
Considerato che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello Statuto la
loro fede nei diritti umani fondamentali, nella dignitа' e nel valore della persona
umana, nell’uguaglianza dei diritti dell’uomo e della donna, ed hanno deciso di
promuovere il progresso sociale e un migliore tenore di vita in una maggiore ibertа';
Considerato che gli Stati membri si sono impegnati a perseguire, in cooperazione
con le Nazioni Unite, il rispetto e l’osservanza universale dei diritti umani e delle
libertа' fondamentali;
Considerato che una concezione comune di questi diritti e di questa libertа' e' della massima importanza per la piena realizzazione di questi impegni;

L’ASSEMBLEA GENERALE
proclama
la presente dichiarazione universale dei diritti umani come ideale comune da
raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo ed
ogni organo della societа', avendo costantemente presente questa Dichiarazione,si sforzi di promuovere, con l’insegnamento e l’educazione, il rispetto di questi
diritti e di queste libertа' e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l’universale ed effettivo riconoscimento e rispetto tanto fra i popoli degli stessi Stati membri, quanto fra quelli dei territori sottoposti alla loro giurisdizione.


Articolo 1
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignitа' e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di
fratellanza.

Articolo 2
Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertа' enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarа' inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranitа'.


Articolo 3
Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertа' ed alla sicurezza della propria
persona.

Articolo 4
Nessun individuo potrа' essere tenuto in stato di schiavitu' o di servitu'; la schiavitu' e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.

Articolo 5
Nessun individuo potra' essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizione
crudeli, inumani o degradanti.

Articolo 6
Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalitа'
giuridica.

Articolo 7
Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione,
ad una eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad una eguale tutela
contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.

Articolo 8
Ogni individuo ha diritto ad un’effettiva possibilita' di ricorso a competenti tribunali contro atti che violino i diritti fondamenta li a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge.

Articolo 9
Nessun individuo potrа' essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.

Articolo 10
Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale i ndipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri, nonche' della fondatezza di ogni
accusa penale che gli venga rivolta.

Articolo 11
1. Ogni individuo accusato di un reato e' presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa.
2. Nessun individuo sarа' condannato per un comportamento commissivo od omissivo che, al momento in cui sia stato perpetuato, non costituisse reato secondo il diritto interno o secondo il diritto internazionale. Non potrа' del pari essere inflitta alcuna pena superiore a quella applicabile al momento in cui il reato sia stato commesso.

Articolo 12
Nessun individuo potrа' essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, ne' a lesione del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.

Articolo 13
1. Ogni individuo ha diritto alla libertа' di movimento e di residenza entro i
confini di ogni Stato.
2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di
ritornare nel proprio paese.

Articolo 14
1. Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle
persecuzioni.
2. Questo diritto non potrа' essere invocato qualora l’individuo sia realmente
ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle
Nazioni Unite.

Articolo 15
1. Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza.
2. Nessun individuo potrа' essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, ne' del diritto di mutare cittadinanza.

Articolo 16
1. Uomini e donne in etа' adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una
famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi
hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all’atto
del suo scioglimento.
2. Il matrimonio potrа' essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi.
3. La famiglia e' il nucleo naturale e fondamentale della societа' e ha diritto ad
essere protetta dalla societа' e dallo Stato.

Articolo 17
1. Ogni individuo ha il diritto ad avere una proprietа' sua personale o in
comune con altri.
2. Nessun individuo potrа' essere arbitrariamente privato della sua proprietа'.

Articolo 18
Ogni individuo ha diritto alla libertа' di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertа' di cambiare di religione o di credo, e la libertа' di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico c he in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnam ento, nelle pratiche, nel culto e
nell’osservanza dei riti.

Articolo 19
Ogni individuo ha diritto alla libertа' di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opi nione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraver so ogni mezzo e senza riguardo a
frontiere.

Articolo 20
1. Ogni individuo ha diritto alla libertа' di riunione e di associazione pacifica.
2. Nessuno puo' essere costretto a fare parte di un’associazione.

Articolo 21
1. Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio paese, sia
direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti.
2. Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai
pubblici impieghi del proprio paese.
3. La volontа' popolare e' il fondamento dell’autoritа' del governo; tale volontа'
deve essere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale ed eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura equivalente di libera votazione.

Articolo 22
Ogni individuo, in quanto membro della societа', ha diritto alla sicurezza sociale,
nonche' alla realizzazione attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l’organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei
diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignitа' ed al libero
sviluppo della sua personalitа'.

Articolo 23
1. Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e
soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.
2. Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione
per eguale lavoro.
3. Ogni individuo che lavora ha diritto ad una rimunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignitа' umana ed integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale.
4. Ogni individuo ha diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa
dei propri interessi.

Articolo 24
Ogni individuo ha diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in cio' una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie periodiche retribuite.

Articolo 25
1. Ogni individuo ha diritto ad un tenor e di vita sufficiente a garantire la
salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invaliditа', vedovanza, vecchiaia o in altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontа'.
2. La maternitа' e l’infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i
bambini, nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa protezione sociale.

Articolo 26
1. Ogni individuo ha diritto all’istruzione. L’istruzione deve essere gratuita
almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali.
L’istruzione elementare deve essere obbligatoria. L’istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l’istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.
2. L’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalitа' umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertа' fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l’amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l’opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.
3. I genitori hanno diritto di prioritа' nella scelta del genere di istruzione da
impartire ai loro figli.

Articolo 27
1. Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale
della comunitа', di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico
ed ai suoi benefici.
2. Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali
derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia
autore.

Articolo 28
Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e
le libertа' enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati.

Articolo 29
1. 1 Ogni individuo ha dei doveri verso la comunitа', nella quale soltanto e' possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalitа'.
2. Nell’esercizio dei suoi diritti e delle sue libertа', ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e il ri spetto dei diritti e delle libertа' degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell’ordine pubblico e del benessere generale in una societа' democratica.
3. Questi diritti e queste libertа' non possono in nessun caso essere esercitati
in contrasto con i fini e principi delle Nazioni Unite.

Articolo 30
Nulla nella presente Dichiarazione puo' essere interpretato nel senso di implicare
un diritto di un qualsiasi Stato, gruppo o persona di esercitare un’attivitа' o di
compiere un atto mirante alla distruzione di alcuno dei diritti e delle libertа' in essa enunciati.

domenica 29 novembre 2009

Sono i soldi degli inizi del Cavaliere l'asso nella manica dei fratelli Graviano.


Attilio Bolzoni e Giuseppe D'Avanzo su Repubblica del 28 novwmbre 2009.

Il peso del ricatto al premier della famiglia di Brancaccio sembra legato all'inizio della sua storia di imprenditore. Più che un eventuale avviso di garanzia per le stragi del '93, il premier dovrebbe temere il coinvolgimento da parte delle cosche sulle storie di denaro affari e politica.

Soldi. Soldi "loro" che non sono rimasti in Sicilia, ma "portati su", lontano da Palermo. "Filippo Graviano mi parlava come se fosse un suo investimento, come se la Fininvest fossero soldi messi da tasca sua". Per Gaspare Spatuzza, da qualche parte, la famiglia di Brancaccio ha "un asso nella manica". Quale può essere questo "jolly" non è più un mistero. Per i mafiosi, che riferiscono quel che sanno ai procuratori di Firenze, è una realtà il ricatto per Berlusconi che Cosa Nostra nasconde sotto la controversa storia delle stragi del 1993. Nell'interrogatorio del 16 marzo 2009, Spatuzza non parla più di morte, di bombe, di assassini, ma del denaro dei Graviano. E ha pochi dubbi che Giuseppe Graviano (che chiama "Madre Natura" o "Mio padre") "si giocherà l'asso" contro chi a Milano è stato il mediatore degli affari di famiglia, Marcello Dell'Utri, e l'utilizzatore di quelle risorse, Silvio Berlusconi.
Il mafioso ricostruisce la storia imprenditoriale della cosca di Brancaccio, con i Corleonesi di Riina e Bagarella e i Trapanesi di Matteo Messina Denaro, il nocciolo duro e irriducibile di Cosa nostra siciliana.
È il 16 marzo 2009, il mafioso di Brancaccio racconta ai pubblici ministeri del "tesoro" dei Graviano. "Cento lire non gliele hanno levate a tutt'oggi. Non gli hanno sequestrato niente e sono ricchissimi".
"Non si fidano di nessuno, hanno costruito in questi vent'anni un patrimonio immenso". Per Gaspare Spatuzza, due più due fa sempre quattro. Dopo il 1989 e fino al 27 gennaio 1994 (li arrestano ai tavoli di "Gigi il cacciatore" di via Procaccini), Filippo e Giuseppe decidono di starsene latitanti a Milano e non a Palermo. Hanno le loro buone ragioni. A Milano possono contare su protezioni eccellenti e insospettabili che li garantiscono meglio delle strade strette di Brancaccio dove non passa inosservato nemmeno uno spillo. E dunque perché? "E' anomalissimo", dice il mafioso, ma la chiave è nel denaro. A Milano non ci sono uomini della famiglia, ma non importa perché ci sono i loro soldi e gli uomini che li custodiscono. I loro nomi forse non sono un mistero. Di più, Gaspare Spatuzza li suggerisce. Interrogatorio del 16 giugno: "Filippo ha nutrito sempre simpatia nei riguardi di Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri, (...) Filippo è tutto patito dell'abilità manageriale di Berlusconi. Potrei riempire pagine e pagine di verbale [per raccontare] della simpatia e del... possiamo dire ... dell'amore che lo lega a Berlusconi e Dell'Utri".
"L'asso nella manica" di Giuseppe Graviano, "il jolly" evocato dal mafioso come una minaccia - sostengono fonti vicine all'inchiesta - non è nella fitta rete di contatti, reciproche e ancora misteriose influenze che hanno preceduto le cinque stragi del 1993 - lo conferma anche Spatuzza - , ma nelle connessioni di affari che, "negli ultimi vent'anni", la famiglia di Brancaccio ha coltivato a Milano. E' la rassicurante condizione che rende arrogante anche Filippo, solitamente equilibrato. Dice Gaspare: "[Filippo mi disse]: facceli fare i processi a loro, perché un giorno glieli faremo noi, i processi".
Nella lettura delle migliaia di pagine di interrogatorio, ora agli atti del processo di appello di Marcello Dell'Utri, pare necessario allora non farsi imprigionare da quel doloroso 1993, ma tenere lo sguardo più lungo verso il passato perché le stragi di quell'anno sono soltanto la fine (provvisoria e sfuggente) di una storia, mentre i mafiosi che hanno saltato il fosso - e i boss che hanno autorizzato la manovra - parlano di un inizio e su quell'epifania sembrano fare affidamento per la resa dei conti con il capo del governo.
Le cose stanno così. Berlusconi non deve temere il suo coinvolgimento - come mandante - nelle stragi non esclusivamente mafiose del 1993. Può mettere fin da ora nel conto che sarà indagato, se già non lo è a Firenze. Molti saranno gli strepiti quando la notizia diventerà ufficiale, ma va ricordato che l'iscrizione al registro degli indagati mette in chiaro la situazione, tutela i diritti della difesa, garantisce all'indagato tempi certi dell'istruttoria (limitati nel tempo). Quando l'incolpazione diventerà pubblica, l'immagine internazionale del premier ne subirà un danno, è vero, ma il Cavaliere ha dimostrato di saper reggere anche alle pressioni più moleste. E comunque quel che deve intimorire e intimorisce oggi il premier non è la personale credibilità presso le cancellerie dell'Occidente, ma fin dove si può spingere e si spingerà l'aggressione della famiglia mafiosa di Brancaccio, determinata a regolare i conti con l'uomo - l'imprenditore, il politico - da cui si è sentita "venduta" e tradita, dopo "le trattative" del 1993 (nascita di Forza Italia), gli impegni del 1994 (primo governo Berlusconi), le attese del 2001 (il Cavaliere torna a Palazzo Chigi dopo la sconfitta del '96), le più recenti parole del premier: "Voglio passare alla storia come il presidente del consiglio che ha distrutto la mafia" (agosto 2009).
Mandate in avanscoperta, non contraddette o isolate dai boss, le "seconde file" della cosca - manovali del delitto e della strage al tritolo - hanno finora tirato dentro il Cavaliere e Marcello Dell'Utri come ispiratori della campagna di bombe, inedita per una mafia che in Continente non ha mai messo piede - nel passato - per uccidere innocenti. Fonti vicine alle inchieste (quattro, Firenze, Caltanissetta, Palermo, Milano) non nascondono però che raccogliere le fonti di prove necessarie per un processo sarà un'impresa ardua dall'esito oggi dubbio e soltanto ipotetico. Non bastano i ricordi di mafiosi che "disertano". Non sono sufficienti le parole che si sono detti tra loro, dentro l'organizzazione. Non possono essere definitive le prudenti parole di dissociazione di Filippo Graviano o il trasversale messaggio di Giuseppe che promette ai magistrati "una mano d'aiuto per trovare la verità". Occorrono, come li definisce la Cassazione, "riscontri intrinseci ed estrinseci", corrispondenze delle parole con fatti accertabili. Detto con chiarezza, sarà molto difficile portare in un'aula di tribunale l'impronta digitale di Silvio Berlusconi nelle stragi del 1993.
Questo affondo della famiglia di Brancaccio sembra - vagliato allo stato delle cose di oggi - soltanto un avvertimento che Cosa Nostra vuole dare alla letale quiete che sta distruggendo il potere dell'organizzazione e, soprattutto, uno scrollone a uno stallo senza futuro, che l'allontana dal recupero di risorse essenziali per ritrovare l'appannato prestigio.
Il denaro, i piccioli, in queste storie di mafia, sono sempre curiosamente trascurati anche se i mafiosi, al di là della retorica dell'onore e della famiglia, altro non hanno in testa. I Graviano, dice Gaspare Spatuzza, non sono un'eccezione. Nel loro caso, addirittura sono più lungimiranti. Nei primi anni novanta, Filippo e Giuseppe preparano l'addio alla Sicilia, "la dismissione del loro patrimonio" nell'isola. Spatuzza (16 giugno 2009): "Nel 1991, vendono, svendono il patrimonio. Cercano i soldi, [vogliono] liquidità e io non so come sono stati impiegati [poi] questi capitali, e per quali acquisizioni. Certo, non sono restati in Sicilia". I Graviano, a Gaspare, non appaiono più interessati "alle attività illecite". "Quando Filippo esce [dal carcere] nell'88 o nel 1989, esce con questa mania, questa grandezza imprenditoriale. I Graviano hanno già, per esempio, le tre Standa di Palermo affidate a un prestanome, in corso Calatafimi a Porta Nuova, in via Duca Della Verdura, in via Hazon a Brancaccio". Filippo - sempre lui - si sforza di far capire anche a uno come Spatuzza, imbianchino, le opportunità e anche i rischi di un impegno nella finanza. Le sue parole svelano che ha già a disposizione uomini, canali, punti di riferimento, competenze. "[Filippo] mi parla di Borsa, di Tizio, di Caio, di investimenti, di titoli. (...). Mi dice: [vedi Gaspare], io so quanto posso guadagnare nel settore dell'edilizia, ma se investo [i miei soldi] in Borsa, nel mercato finanziario, posso perdere e guadagnare, non c'è certezza. Addirittura si dice che a volte, se si benda una scimmia e le si fa toccare un tasto, può riuscire meglio di un esperto. Filippo è attentissimo nel seguire gli scambi, legge ogni giorno il Sole 24ore. Tiene in considerazione la questione Fininvest, d'occhio [il volume degli] investimenti pubblicitari. Mi dice [meraviglie] di una trasmissione come Striscia la notizia. Minimo investimento, massima raccolta [di spot], introiti da paura. "Il programma più redditizio della Fininvest", dice. Abbiamo parlato anche di Telecom, Fiat, Piaggio, Colaninno, Tronchetti Provera, ma la Fininvest era, posso dire, un terreno di sua pertinenza, come [se fosse] un [suo] investimento, come se fossero soldi messi da tasca sua, la Fininvest".
E' l'interrogatorio del 29 giugno 2009. Gaspare conclude: "Le [mie] dichiarazioni non possono bruciare l'asso [conservato nella manica] di Giuseppe" perché "il jolly" non ha nulla a che spartire con la Sicilia, con le stragi, con quell'orizzonte mafioso che è il solo paesaggio sotto gli occhi di Spatuzza. Un mese dopo (28 luglio 2009), i pubblici ministeri chiedono a Filippo in modo tranchant dove siano le sue ricchezze. Quello risponde: "Non ne parlo e mi dispiace non poterne parlare".
Ora, per raccapezzarci meglio in questo labirinto, si deve ricordare che i legami tra Marcello Dell'Utri e i paesani di Palermo non sono una novità. Come non sono sconosciuti gli incontri - nella metà degli anni settanta - tra Silvio Berlusconi e la créme de la créme di Cosa Nostra (Stefano Bontate, Mimmo Teresi, Tanino Cinà, Francesco Di Carlo). Né sono inedite le rivelazioni sulla latitanza di Gaetano e Antonino Grado nella tenuta di Villa San Martino ad Arcore, protetta dalla presenza di Vittorio Mangano, capo del mandamento di Porta Nuova (il mafioso, "che poteva chiedere qualsiasi cosa a Dell'Utri", siede alla tavola di Berlusconi anche nelle cene ufficiali, altro che "stalliere"). Nella scena che prepara la confessione di Gaspare Spatuzza, quel che è originale è l'esistenza di "un asso" che, giocato da Giuseppe Graviano, potrebbe compromettere il racconto mitologico dell'avventura imprenditoriale del presidente del consiglio.
Con quali capitali, Berlusconi abbia preso il volo, a metà degli settanta, ancora oggi è mistero glorioso e ben protetto. Molto si è ragionato sulle fidejussioni concessegli da una boutique del credito come la Banca Rasini; sul flusso di denaro che gli consente di tenere a battesimo Edilnord e i primi ambiziosi progetti immobiliari. Probabilmente capitali sottratti al fisco, espatriati, rientrati in condizioni più favorevoli, questo era il mestiere del conte Carlo Rasini. Ma è ancora nell'aria la convinzione che non tutta la Fininvest sia sotto il controllo del capo del governo.
Molte testimonianze di "personaggi o consulenti che hanno lavorato come interni al gruppo", rilasciate a Paolo Madron (autore, nel 1994, di una documentata biografia molto friendly, Le gesta del Cavaliere, Sperling&Kupfer), riferiscono che "sono [di Berlusconi] non meno dell'80 per cento delle azioni delle [22] holding [che controllano Fininvest]. Sull'altro 20 per cento, per la gioia di chi cerca, ci si può ancora sbizzarrire". Sembra di poter dire che il peso del ricatto della famiglia di Brancaccio contro Berlusconi può esercitarsi proprio tra le nebbie di quel venti per cento. In un contesto che tutti dovrebbe indurre all'inquietudine. Cosa Nostra minaccia in un regolamento di conti il presidente del consiglio. Ne conosce qualche segreto. Ha con lui delle cointeressenze antiche e inconfessabili. Le agita per condizionarne le scelte, ottenerne utili legislativi, regole carcerarie più favorevoli, minore pressione poliziesca e soprattutto la disponibilità di ricchezze che (lascia intuire) le sono state trafugate. In questo conflitto - da un lato, una banda di assassini; dall'altro un capo di governo liberamente eletto dal popolo, nonostante le sue opacità - non c'è dubbio con chi bisogna stare. E tuttavia, per sottrarsi a quel ricatto rovinoso, anche Berlusconi è chiamato a fare finalmente luce sull'inizio della sua storia d'imprenditore.
Il Cavaliere dice che si è fatto da sé correndo in salita senza capitali alle spalle. Sostiene di essere il proprietario unico delle holding che controllano Mediaset (ma quante sono, una buona volta, ventidue o trentotto?). E allora l'altro venti per cento di Mediaset di chi è? Davvero, come raccontano ora gli uomini di Brancaccio, è della mafia? È stata la Cosa Nostra siciliana allora a finanziarlo nei suoi primi, incerti passi di imprenditore? Già glielo avrebbero voluto chiedere i pubblici ministeri di Palermo che pure qualche indizio in mano ce l'avevano.
Quel dubbio non può essere trascurabile per un uomo orgoglioso di avercela fatta senza un gran nome, senza ricchezze familiari, un outsider nell'Italia ingessata delle consorterie e prepotente delle lobbies.
Berlusconi, in occasione del processo di primo grado contro Marcello Dell'Utri, avrebbe potuto liberarsi di quel sospetto con poche parole. Avrebbe potuto dire il suo segreto; raccontare le fatiche che ha affrontato; ricordare le curve che ha dovuto superare, anche le minacce che gli sono piovute sul capo. Poche parole con lingua secca e chiara. E lui, invece, niente. Non dice niente. L'uomo che parla ossessivamente di se stesso, compulsivamente delle sue imprese, tace e dimentica di dirci l'essenziale. Quando i giudici lo interrogano a Palazzo Chigi (è il 26 novembre 2002, guida il governo), "si avvale della facoltà di non rispondere". Glielo consente la legge (è stato indagato in quell'inchiesta), ma quale legge non scritta lo obbliga a tollerare sulle spalle quell'ombra così sgradevole e anche dolorosa, un'ombra che ipoteca irrimediabilmente la sua rispettabilità nel mondo - nel mondo perché noi, in Italia, siamo più distratti? Qual è il rospo che deve sputare? Che c'è di peggio di essere accusato di aver tenuto il filo - o, peggio, di essere stato finanziariamente sostenuto - da un potere criminale che in Sicilia ha fatto più morti che la guerra civile nell'Irlanda del Nord? Che c'è di peggio dell'accusa di essere un paramafioso, il riciclatore di denaro che puzza di paura e di morte? Un'evasione fiscale? Un trucco di bilancio? Chi può mai crederlo nell'Italia che ammira le canaglie. Per quella ragione, gli italiani lo avrebbero apprezzato di più, non di meno. Avrebbero detto: ma guarda quel bauscia, è furbissimo, ha truccato i conti, gabbato lo Stato e vedi un po' dove è arrivato e con quale ricchezza!
D'altronde anche per questo scellerato fascino, gli italiani lo votano e gli regalano la loro fiducia. E dunque che c'è di indicibile nei finanziamenti oscuri, senza padre e domicilio, che gli consentono di affatturarsi i primi affari?
E' giunto il tempo, per Berlusconi, di fare i conti con il suo passato. Non in un'aula di giustizia, ma en plein air dinanzi all'opinione pubblica. Prima che sia Cosa Nostra a intrappolarlo e, con lui, il legittimo governo del Paese.

venerdì 27 novembre 2009

Afghanistan: più soldati per una guerra persa.


di Lucio Caracciolo. Da Limes.

La decisione di Obama. Una guerra che non si può vincere. Lo spettro di Jimmy Carter. L'afghanizzazione e il passaggio del testimone della sconfitta. Il problema per noi.

Obama ha deciso: la campagna afghana non si può vincere, quindi mandiamo più soldati sul terreno. La logica di questa scelta non è ovviamente strategica, ma puramente domestica. Il presidente degli Stati Uniti sa che deve chiudere in un modo o in un altro la partita dell'Afghanistan entro il 2011. Obiettivo: evitare che diventi argomento della campagna presidenziale del 2012. Se i soldati americani fossero ancora impegnati in massa contro gli insorti afghani, continuando a subire perdite importanti, la rielezione di Obama sarebbe a rischio.

Per finire una guerra che non si può vincere, teoricamente c'è una via più diretta. Alzare bandiera bianca, e ritirarsi in buon ordine, vessilli al vento. Ma questa strada, che risparmierebbe molte vite umane, è domesticamente impraticabile. Sarebbe un'ammissione di fallimento, equivalente alla rinuncia di Obama alla ricandidatura. Lo spettro di Jimmy Carter, che ormai aleggia sulla Casa Bianca, finirebbe così per materializzarsi.

L'unica alternativa a questo punto, ragionando in termini di politica interna, è quella decisa da Obama. Ossia l'invio di circa 30mila uomini sul terreno, da concentrare nelle città, a sostegno della cosiddetta afghanizzazione della guerra. In parole povere, si tratta di preparare gradualmente, ma velocemente, il passaggio del testimone della sconfitta dagli americani ai loro "amici" afghani. Perché alla fine di questo gioco, ai collaborazionisti locali di Obama, Karzai in testa, non resterà che aggrapparsi disperatamente all'ultimo elicottero in partenza dall'ambasciata Usa di Kabul, prima che i loro nemici gli taglino la gola.Tra la salvezza dei suoi "figli di puttana" afghani e la sua rielezione, Obama non può avere dubbi.

Dal punto di vista del presidente degli Stati Uniti, questo approccio ha un senso. Il problema per noi è che siamo parte della guerra senza potervi/volervi difendere i nostri interessi, a cominciare dalla sicurezza dei nostri uomini sul campo.
Già nelle scorse settimane gli emissari di Washington hanno sondato gli alleati europei e non solo, sollecitandone il rafforzamento dei rispettivi contingenti e la disponibilità di risorse civili e finanziarie a supporto della cosiddetta afghanizzazione.

Nei prossimi mesi altri soldati affluiranno sotto le bandiere della missione a guida Nato nel contesto di una campagna militare sulla quale non hanno alcun controllo. Già oggi il segretario generale della Nato Rasmussen chiederà sostanziosi rinforzi a Berlusconi. Prepariamoci quindi a questa prospettiva. E al conseguente, inevitabile quanto lezioso dibattito politichese su rinforzi e non rinforzi. Evitando naturalmente di dire che si tratta di partecipare a una guerra altrui, per altro già considerata persa da chi la guida.

Democrazia tutti gli agguati del governo.


da: www.nicolatranfaglia.com - 27 novembre 2009
C’è, in queste ultime settimane, un’ indubbio intensificarsi, che finora nessuno sembra aver notato, dell’offensiva martellante attribuibile al Presidente del Consiglio dei ministri, contro quel che resta della libertà di espressione e di stampa nel nostro paese.
Da una parte il Consiglio di amministrazione della Rai si prepara in settimana a sostituire il direttore di Rai Tre e quello di Rai News 24 che hanno l’unica colpa di far da tempo programmi molto apprezzati dagli spettatori, ossessionati dalla costante propaganda berlusconiana su tutte le altre reti.
L’operazione è in corso e, con ogni probabilità, raggiungerà in qualche giorno i suoi obbiettivi e, a quel punto, avremo sette reti unificate nel nome del capo carismatico di un regime, sempre più consolidato, di populismo autoritario.
Tra i tanti problemi che, in questo momento, convergono sul parlamento e sull’ opinione pubblica ancora fedele alla costituzione repubblicana in vigore, un posto centrale lo hanno due disegni di legge, presentati entrambi dal ministro della Giustizia Alfano, ex segretario particolare di Berlusconi, che sono attualmente in discussione e che, secondo il presidente del Consiglio, dovrebbero essere rapidamente approvati.
Del primo sulle intercettazioni telefoniche, in via di approvazione definitiva al Senato, si è parlato molto nei mesi scorsi ma, proprio ora che è vicino all’approvazione, non se ne parla più. Eppure l’importanza di quel disegno di legge è data essenzialmente dal fatto che si basa su una mistificazione che si ripete allo stesso modo nel secondo, quello cosiddetto sui “processi brevi”.
Infatti, a prima vista, i processi di mafia sono esclusi dall’applicazione della legge ma, come ha ricordato il procuratore nazionale Antimafia Piero Grasso,”non sempre le notizie di reato presentano immediatamente connotati mafiosi” e questa obiezione era già stata fatta a proposito di quel disegno di legge anche da alcuni ex magistrati che sono oggi senatori.
Vero è che il presidente della Seconda Commissione del Senato ha sempre respinto quelle obiezioni senza portare argomenti accettabili e andando avanti sulla strada di un’approvazione ad ogni costo del disegno di legge.
Quanto al secondo che riguarda i termini nuovi ai processi civili e penali, le critiche non vengono soltanto dal sindacato dei magistrati ma anche dal presidente della Camera onorevole Fini. Parlare di prescrizioni brevi e di accelerazione dei processi senza far precedere il disegno di legge da misure preventive di rafforzamento dei finanziamenti alle sedi giudiziarie e al personale di cancelleria è prova di irresponsabilità e di mistificazione.
In questo quadro desolante appena descritto, manca un elemento che è il giusto coronamento di questo elenco, peraltro incompleto, di atti contro il bene pubblico:
l’ utilizzo dei beni confiscati alle mafie che prevede la vendita all’asta di quei beni. Non ci rassicurano le costanti smentite del Ministro Maroni, dal momento che non è un mistero che le mafie possiedono grandi quantità di denaro che attraverso l’uso di prestanome incensurati acquistano beni immobili e imprese piccole e grandi nel nostro territorio.
Mantenere quell’emendamento del governo, malgrado le obiezioni ragionevoli fatte da persone competenti, significa essere incapaci di difendersi dal pericolo.

venerdì 13 novembre 2009

BENIGNO ZACCAGNINI.


Zaccagnini fu prima di tutto un antifascista resistente, membro del Comitato di Liberazione Nazionale e Padre Costituente. Fu tra i Costituenti anche della Democrazia Cristiana nella quale si schiero' fin dall'inizio a fianco di Aldo Moro, che piu' di ogni altro interpreto' e teoririzzo' la laicita' della politica e del pluralismo politico. Fu sempre un innovatore, sia in politica che negli incarichi governativi assunti nei diversi Governi Fanfani a cui partecipo'. Contruibui' in termini sostanziali, sia al decollo della Societa' Costruzioni e Concessioni Austostrade, uno dei traini dello sviluppo economico nazionale, sia alla realizzazione dello stabilimento Anic, realizzato a Ravenna alla fine degli anni '50 da Enrico Mattei, in una logica di impresa estrattiva che, anziche' massimizzare i profitti, li redistribuiva perlomeno in parte, in case e servizi per i lavoratori. Una Filosofia di sviluppo oggi incomprensibile, ma che a quel tempo, rappresentava in Europa e nel Mondo una delle teorie piu' affascinanti: quella del cosiddetto capitalismo sociale. Fu un democratico, legato alla gente, non agli elettori, che lo ricambiarono sempre con una stima indiscussa al di la' delle appartenenze politiche. Anche a me giovane del'68, movimentista spinto, mi appariva come un politico diverso, da quelli piu' giovani e rampanti di lui. Sia lui che Boldrini, erano due politici che avevano prima di tutto il tempo per ascoltare. Lo capivi bene dopo avergli posto un problema, perche' ti rispondevano con chiarezza e semplicita' nel merito, esponendoti le loro opinioni di merito, anche quando, sempre nel merito erano in profondo disaccordo con le tue tesi. Dai pochi incontri individuali che ebbi personalmente con lui, come dai molti invece che ebbi con Bulow, ho sempre apprezzato la franchezza, la pacatezza, l'umanita'. Quando divenne segretario della DC, mezzo mondo politico nazionale, lo dava come un uomo non all'altezza dell'incarico, Ma fu proprio lui, il Partigiano, il Costituente, il Volto Onesto della DC, a rappresentare assieme ad Enrico Berlinguer la piu' impressionante diga sulla sulla linea della fermezza durante il sequestro Moro e a salvare l'Italia dalla deriva terrorista.

sabato 17 ottobre 2009

ITALIANI BRAVA GENTE.

Il Times due giorni fa, e' uscito con una notizia che ha fatto il giro dell'Universo. Il contingente italiano in Afghanistan, si assicurava uno stato di non belligeranza con i capi talebani, pagandoli. Subito il ministro La Russa ha bollato la notizia come spazzatura, menzogne anti-italiane di un 'editore anti berlusconiano. Ha minacciando querela o sua o del Governo, ma tempo poche ore ed e' intervenuto Cossiga per sdrammatizzare e poi addirittura Rutelli ed anche il generale Angioni, per sostenere che quando l'obbiettivo consiste nell'aiutare la popolazione come nel caso del nostro contingente, sono lecite anche iniziative simili, perche' consentono il risultato. Anche d'oltre manica si sono levati osservatori inglesi per supportare questa tesi. Il Times, pero', ha raddoppiato il giorno seguente, sostenendo che il comportamento dell'intelligence italiana e' generalizzabile anche ad altre situazioni sullo stesso fronte di guerra. Lo stesso comportamento che ci imputarono a bassa voce gli americani in Irak, ai tempi del sequestro Sgrena. In sostanza, la tesi e' che noi italiani siamo sleali verso i nostri alleati. Cioe' pur facendo parte di una missione della Nato assumiamo in autonomia iniziative dannose per gli alleati. Nella fattispecie, ci costruiamo una posizione privilegiata a danno degli altri, a causa di vizi culturali come quello di pagare il pizzo pur di godere di una tranquillita' vantaggio. Una risposta a distanza alla propaganda del Ministro La Russa, che piu' volte a Porta a Porta ha sottolineato come il rapporto costruito dal nostro contingente in Afghanistan con la popolazione civile, non ha eguali rispetto al contesto operativo dei contingenti di altri Paesi, grazie alla particolare professionalita' dei nostri militari.
Ma l'accusa centrale che sottintende il Times e' sopratutto un'altra.
Nel caso di specie, infatti, la slealta' italiana raddoppia, perche' con quei pagamenti sistematici ai capi talebani, oltre ad assicurarci una posizione di favore tacendola agli alleati, l'abbiamo taciuta anche al contingente francese che ci ha sostituito. I francesi, hanno assunto la posizione sulla base dello stato di fatto, e quindi valutando il grado di pericolo ridotto, dopo la presenza italiana. Errore imperdonabile che e' costato loro una feroce imboscata, dove sono morti 10 ragazzi, vittime dei trucchi e delle furbizie altrui. In guerra, chi fissa il limite dell'autonomia dei comportamenti tra gli alleati e' il comando militare ed in questo caso il Comando Nato. Uscire da quei limiti sostenendo che lo si fa per costruire un rapporto piu' corretto con la popolazione, non esime chi lo fa da una accusa infamante di intelligenza con il nemico, che sempre in guerra e' punita con la fucilazione, sopratutto quando geenera tragedie come quella della morte dei 10 ragazzi francesi.
Mi chiedo: cosa restiamo a fare in Afghanistan? Anziche' tuonare sulla anti italianita' degli anglosassoni, non faremmo meglio a ritirarci, prima di fare altri danni alla coalizione? Se non siamo capaci di rispettare le regole e comportarci con disciplina, perche' vogliamo rimanere su di un fronte di guerra, raccontandoci per giunta che siamo in missione di pace?

sabato 3 ottobre 2009

CON L'AMARO IN BOCCA.

Questa sera, dopo l'imponente successo della manifestazione di Roma sulla liberta' dell'informazione nazionale, se avessimo dentro al paniere anche la bocciatura dello scudo fiscale, non saremmo solo sollevati, ma al settimo cielo. Tutti percepiremmo l'odore della riscossa. Parimenti, il Grande Nano ed il pifferaio Tremonti sarebbero in un mare di guai. Napolitano non avrebbe dovuto alzare la voce verso alcuno e forse anche Fini rifletterebbe su di una ottima e nuova posizione di vantaggio. Non e' andata cosi', ma alla luce dei fatti, cio' non e' accaduto per comportamento incomprensibile ed inconcepibile di 22 parlamentari del PD, che, se presenti al voto, avrebbero ribaltato il risultato.
Tutti e 22 sapranno giustificare l'assenza con motivazioni piu' o meno plausibili, ma io ritengo che di motivazioni valide ed accettabili non ve ne sia nemmeno una.
Troppo alta era la posta in gioco sullo scudo fiscale. Gia' da maggio Bersani dichiarava in modo netto che "Se il Governo ci vuole fare passare come rientro dei capitali dai paradisi fiscali una sorta di condono fiscale, sappino fin da ora che noi non ci stiamo".
E non avevano ancora disertato l'accordo con la Svizzera per esigere i nominativi degli evasori, ne proposto l'anonimato per i farabutti che aderiscono, ne' tanto meno avevano inserito le norme che azzerano reati fiscali di gravita' inaudita e che produrranno ulteriore indebolimento giudiziale nell'azione della Guardia di Finanza e della Magistratura.
Lo scudo fiscale ha assunto via via i connotati di un decreto mostruoso, criminoso, che non ha pari al mondo, che nasce da palesi complicita' con il malaffare e permettera' a furbi disonesti, non escluso lo stesso Grande Nano, di farla franca ancora una volta, alla faccia di quell'Italia che invece lavora e paga le tasse.
Un colpo mortale a qualunque residuo principio di giustizia sociale ed uno Stato che si presenta addirittura con la faccia del nuovo riciclatore di capitali sporchi.
E poi la credibilita' del Partito, perche' quando capita una occasione del genere e' l'onore politico in discussione ed e' un dovere affondare senza scrupolo le proposte dell'avversario, perche' qualunque altro comportamento non puo' che essere frainteso, anche per le caratteristiche ed i cinismo dei nostri avversari.
Ed infine la dignita' del ruolo, perche' un deputato risponde nel bene e nel male all'elettorato e poi semmai alla Segreteria di Partito e deve essere consapevole che in politica chi sbaglia paga, sopratutto per difendere una politica pulita che rifiuta la casta e pone al centro l'elettore.
Questo l'elenco dei deputati PD assenti dal voto:

1) Ileana Argentin -Nata a ROMA il 29 marzo 1963 - Laurea in scienze politiche, Laurea in giurisprudenza; Editorialista, Presidente dell'Associazione Rete Sociale del Partito Democratico - Laurea in scienze politiche, Laurea in giurisprudenza; Editorialista, Presidente dell'Associazione Rete Sociale del Partito Democratico
Eletta nella circoscrizione XV (LAZIO 1)

2) Paola Binetti - Nata a ROMA il 29 marzo 1943 - Laurea in medicina e chirurgia, Specializzazione in neuropschiatria infantile; Neuropsichiatra infantile, Professore ordinario di storia della medicina - Eletta nella circoscrizione IV (LOMBARDIA 2)

3) Gino Bucchino -Nato a BIVONGI (REGGIO DI CALABRIA) il 1° gennaio 1948 - Laurea in medicina e chirurgia; Specialista in medicina dello sport - Eletto nella circoscrizione C (AMERICA SETTENTRIONALE E CENTRALE)

4) Angelo Capodicasa - Nato a JOPPOLO GIANCAXIO (AGRIGENTO) il 9 novembre 1949 - Laureain lettere e filosofia; Dirigente di azienda privata - Eletto nella circoscrizione XXIV (SICILIA 1)

5) Enzo Carra - Nato a ROMA l'8 agosto 1943 - Laurea in giurisprudenza; Giornalista - Eletto nella circoscrizione XXIV (SICILIA 1)

6) Lucia Coldurelli - Nata a TEGLIO (SONDRIO) il 23 luglio 1950 - Licenza media; Operaia in pensione - Eletta nella circoscrizione IV (LOMBARDIA 2)

7) Stefano Esposito - Nato a MONCALIERI (TORINO) il 18 giugno 1969 - Diploma di istituto magistrale; Dipendente pubblico - Eletto nella circoscrizione I (PIEMONTE 1)

8) Giuseppe Fioroni - Nato a VITERBO il 14 ottobre 1958 - Laurea in medicina e chirurgia, Specializzazione in medicina interna; Ricercatore confermato presso l'università cattolica del sacro cuore facoltà di medicina e chirurgia - Eletto nella circoscrizione XVI (LAZIO 2)

9) Sergio Antonio D’Antoni -Nato a CALTANISSETTA il 10 dicembre 1946 - Laurea in giurisprudenza; Dirigente sindacale, Professore universitario - Eletto nella circoscrizione XXIV (SICILIA 1)

10) Antonio Gaglione -Nato a LATIANO (BRINDISI) il 12 agosto 1953 - Laurea in medicina e chirurgia; Cardiologo - Eletto nella circoscrizione XXI (PUGLIA)

11) Dario Ginefra - Nato a BARI il 16 giugno 1967 - Laurea in giurisprudenza; Avvocato lavorista - Elettonella circoscrizione XXI (PUGLIA)

12) Oriano Giovanelli -Nato a URBINO (PESARO URBINO) il 24 dicembre 1957 - Diploma di liceo scientifico; Dirigente di partito
Eletto nella circoscrizione XIV (MARCHE)

13) Gero Grassi - Nato a TERLIZZI (BARI) il 20 aprile 1958 - Diploma di liceo classico; Funzionario della Regione Puglia, giornalista - Eletto nella circoscrizione XXI (PUGLIA)

14) Antonio La Forgia - Nato a FORLI' (FORLÌ-CESENA) il 24 dicembre 1944 - Laurea in fisica; Insegnante di scuola secondaria superiore - Eletto nella circoscrizione XI (EMILIA-ROMAGNA)

15) Linda Lanzillotta - Nata a CASSANO ALLO IONIO (COSENZA) il 7 settembre 1948 - Laurea in lettere; Funzionario parlamentare - Eletta nella circoscrizione III (LOMBARDIA 1)

16) Marianna Madia - Nata a ROMA il 5 settembre 1980 - Laurea in scienze politiche; Dottorato di ricerca in economia del lavoro; Ricercatore - Eletta nella circoscrizione XV (LAZIO 1)

17) Margherita Mastromauro - Nata a BARI il 18 settembre 1969 - Laurea in scienze politiche; Imprenditore del settore alimentare -Eletta nella circoscrizione XXI (PUGLIA)

18) Giovanna Melandri - Nata a NEW YORK (STATI UNITI D'AMERICA) il 28 gennaio 1962 - Laurea in scienze economiche; Economista - Eletta nella circoscrizione X (LIGURIA)

19) Lapo Pistelli - Nato a FIRENZE il 20 giugno 1964 - Laurea in scienze politiche; Docente universitario - Eletto nella circoscrizione XIV (MARCHE)

20) Massimo Pompili -Nato a ROMA il 22 febbraio 1955 - Diploma di liceo classico; Dirigente di partito - Eletto nella circoscrizione XV (LAZIO 1)

21) Fabio Porta - Nato a CALTAGIRONE (CATANIA) il 5 novembre 1963 - Laurea in sociologia; Ricercatore - Eletto nella circoscrizione B (AMERICA MERIDIONALE)

22) Giacomo Portas - Nato a IGLESIAS (CARBONIA-IGLESIAS) il 27 settembre 1959 - Diploma di istituto tecnico per geometri; Dirigente di azienda privata, Ricerche di mercato e sondaggi - Eletto nella circoscrizione I (PIEMONTE 1)

Mi auguro che i sopraelencati onorevoli traggano le conseguenze per il loro comportamento e lascino il loro posto al primo dei non eletti nella Circoscrizione elettorale.
Permettano cosi' di recuperare l'orgoglio di Partito e lo mettano in tal modo al riparo da inevitabili critiche di corresponsabilita'

lunedì 14 settembre 2009

Conti economici trimestrali ISTAT II trimestre 2009.

Diffuso da Istat il: 10 settembre 2009

Nel secondo trimestre del 2009 il prodotto interno lordo (PIL), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2000, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è diminuito dello 0,5 per cento rispetto al trimestre precedente e del 6,0 per cento nei confronti del secondo trimestre del 2008. La stima preliminare diffusa il 7 agosto scorso aveva rilevato le stesse variazioni congiunturali e tendenziali.
Il secondo trimestre del 2009 ha avuto le stesse giornate lavorative rispetto sia al trimestre precedente sia al secondo trimestre del 2008.

Nel secondo trimestre il PIL è aumentato in termini congiunturali dello 0,9 per cento in Giappone e dello 0,3 per cento in Francia e Germania, mentre è diminuito dello 0,7 per cento nel Regno Unito e dello 0,3 per cento negli Stati Uniti. In termini tendenziali, il PIL è diminuito del 6,5 per cento in Giappone, del 5,9 per cento in Germania, del 5,5 per cento nel Regno Unito, del 3,9 per cento negli Stati Uniti e del 2,6 per cento in Francia. Nel complesso dei paesi dell’area Euro, il PIL è diminuito dello 0,1 per cento in termini congiunturali e del 4,7 per cento in termini tendenziali.

martedì 25 agosto 2009

PADANIA IGNORANZA

La tendenza è prenderli in giro. Stabilito che ormai, ogni giorno che passa, la Lega si inventa una scemenza nuova, c’è la tentazione di buttarla sul ridere. L’ultima viene dal ministro leghista Luca Zaia, che vuole gli stemmi delle regioni e dei comuni sulle magliette delle squadre di calcio italiano. Per valorizzare il territorio. Eccerto. E poi vuole anche un’altra cosa: il tg regionale condotto in dialetto del luogo e non in italiano. Molto interessante. Uno si chiede: perché? Ma soprattutto: come gli viene in mente? Gli viene in mente perché la Lega è un partito arcaico e lontano dalla modernità. Un partito fatto da gente che ha paura, e ha paura perché non capisce, perché non ha strumenti per evolversi, perché sono ignoranti, perché hanno diffidenza verso il diverso, il diverso da loro, e quindi lo vogliono espellere dalla comunità. Il leghismo è una forma di razzismo imploso. Non è il razzismo di chi pensa di essere superiore agli altri, ma è il razzismo di chi ha paura che ti portano via quello che è tuo, è il razzismo del chiudiamoci nel paesello e difendiamoci da tutti. E rimaniamo immobili e non facciamoci notare.
La patria del leghista, lungi dall’essere l’Italia, non è neppure la padania, come sostengono loro. Il leghista ha una patria che alle volte non supera i duemila metri quadri della frazione in cui vive. Il leghista diffida di meridionali e stranieri perché in realtà diffida già di quelli del paese accanto, a un chilometro di distanza, e anche quelli sono diversi, perché parlano un dialetto che non assomiglia al proprio, e soprattutto perché sono quelli del paese accanto. Il leghista si unisce con il paesano del paese accanto solo se trova i Tartari fuori dalle mura. Solo se si inventa un nemico più grande, perché quelli che hanno una mentalità del genere diffidano di tutti. Persino delle loro famiglie. Il leghista che vuole film e ora telegiornali in dialetto per la verità non sa cosa sia il dialetto. Sa cosa è il suo dialetto, ma non immagina, o finge di non sapere, che il suo dialetto ha una portata territoriale di qualche chilometro, forse qualche decina di chilometri, perché poi il dialetto cambia, e alle volte da un paese all’altro neanche ci si capisce. Il leghista non vuole il federalismo, vuole la piccola patria, non è contro l’unità d’Italia, è contro i meridionali, innanzi tutto. Vuole l’autonomia e la valorizzazione regionale non per una missione culturale, ma perché può tirare su un muero altissimo e convivere con la propria ignoranza. E poi lo stemma comunale sulle maglie dei calciatori. Come se il calcio avesse bisogno di appartenenze, come se non si sapesse che a Torino la Juventus è seguita certo, ma che ci sono più juventini al sud piuttosto che al nord. Altro che stemma comunale. Le squadre sono il cuore dei tifosi, non l’appartenenza a una città. Padana ignoranza…

Roberto Cotroneo sull'Unita' del 25 agosto 2009

martedì 4 agosto 2009

ALITALIA CAI NON SI SA SE PARTIRAI

La Compagnia aerea potrebbe aver accumulato in pochi mesi un passivo pesante, che alcune indiscrezioni di stampa indicano in oltre 500 miloni di euro. La conseguenza sarebbe un profondo malumore tra gli azionisti ed in particolare di Air France. La società smentisce, ma alcuni indicatori mostrano problemi gestionali di non poco conto. Innanzi tutto i ritardi: la puntualità dei voli si ferma al 70 per cento nella media, ovvero aereo su tre, mentre all’aeroporto di Fiumicino il dato precipita al 56 per cento, lì quasi la metà degli imbarchi avviene fuori tempo massimo.
Alcuni sostengono che la debacle sia da addebitarsi ai servizi aeroportuali della capitale, ma alcune voci provenenti dal personale segnalano problemi relativi alla gestione degli equipaggi, alla piccola manutenzione (cambio gomme, schermi televisivi, agibilità delle toilettes), a difficolà persino nell’approvigionamento del cibo e dell’acqua.
In un comunicato, ieri, il sindacato Sdl faceva notare che la “riduzione nel medio raggio (Italia-Europa-Medio Oriente) in parte compensata però dalle sinergie messe in atto tra Alitalia ed AirOne, ed una fortissima riduzione dei voli intercontinentali” sono fin dall’inizio della tormentata vicenda della cessione alla ‘ex cordatata patriottica’ elementi di debolezza del piano industriale messo in piedi da Colaninno e Sabelli.
Per il sindacato “invece di aumentare l’attività nel settore Intercontinentale dove maggiore è la redditività e minore la concorrenza, si è scelto di depotenziarlo al massimo e privilegiare il Medio Raggio, soggetto alla concorrenza non solo dei grandi e dei medi vettori, ma anche delle agguerritissime e “poco regolate” low cost: a nostro avviso un vero suicidio industriale”.
La sigla sindacale, che non ha accettato gli accordi firmati dalle altre sigle, ha sostenuto poi che “anche la questione Milano/Roma ha prodotto il peggiore dei risultati. Si sta regalando il mercato del Nord ai tedeschi e non si è sviluppato neanche il nodo intercontinentale di Roma. Cosa diversa sarebbe stata un’alleanza (con Air France, con Lufthansa o con altro importante vettore) con l’impegno di sviluppare uno dei due grandi aeroporti italiani e/o decidendo preventivamente le destinazioni sulle quali Alitalia avrebbe avuto un contributo di passeggeri anche dall’alleato. Così si stanno invece regalando passeggeri che volano intercontinentale da una parte ai tedeschi (Lombardia e nord) e dall’altra ai francesi (gran parte del centro sud e parte del nord)”.
Colaninno smentisce con vigore, ma i rumors sull’arrivo di un sostituto di Sabelli in arrivo sono molti. Sembra che i soci non vogliano aderire ad un aumento di capitale ed inoltre la banca che ha in gran parte finanziato e voluto l’operazione, Intesa-San Paolo, vedrebbe al suo interno uno scontro tra l’amministrato delegato, Passera e il direttore del Corporate, Micciché.
Sdl, a conclusione della sua dichiarazione, ha detto: “Il quadro generale relativo ad Alitalia sta rapidamente cambiando, che nessuno faccia finta di nulla” ed il fatto risulta credibile.
Nello tesso tempo se non ci saranno novità significative relative al processo di compravendita di Atitech, a partire da venerdì prossimo, 31 luglio, l’azienda verrà chiusa. È quanto hanno detto i vertici dell’azienda in mattinata in un incontro Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Sdl intercategoriale, secondo quanto riferito dai sindacati.
“L’azienda - si legge in una nota congiunta delle organizzazioni sindacali - ha comunicato che per la drammatica situazione economica finanziaria venutasi a creare, non possono essere garantiti gli stipendi di luglio ai dipendenti. La situazione venutasi a creare in alcun modo può incidere in maniera cosi devastante sui 700 lavoratori che da un anno già stanno attraversando il calvario della cassa integrazione straordinaria, ragion per cui - prosegue la nota - verranno messe in campo tutte le iniziative atte a scongiurare questo assurdo scempio”.
Per questi motivi, i sindacati chiedono “un tempestivo intervento del governo e delle istituzioni locali affinchè vengano garantiti gli stipendi ai lavoratori e che si definisca improrogabilmente il nuovo asset industriale, condizione imprescindibile circa il futuro aziendale”. “In assenza di risposte certe e tangibili - hanno concluso le cinque sigle sindacali - tutte le istituzioni preposte si assumeranno le responsabilità delle pesanti ricadute che verranno determinate dalle inevitabili iniziative di lotta che hanno già avuto inizio da stamattina (ieri, ndr) con il blocco di tutto il settore aeroportuale”.
I media, che sono stati prodighi di notizie spesso inesatte durante la srammatica vicenda che ha portato alla cessione di Alitalia a Cai, oggi sono del tutto disinteressati ad informare l’opinione pubblica sulle consegenze dell’operazione voluta in prima persona dal presidente del Consiglio. Non si deve dimenticare che oltre diecimila lavoratori sono stati sacrificati nel presunto ’salvataggio’ ed i contribuenti si sono accollati quasi tre miliari di euro di debiti prodotti da anni di gestione ‘politica’ della Compagnia. Sarebbe ingiustificabile trovarsi di fronte ad una crisi a meno di un anno di attività.
Infine per i cassintegrati la vita è sempre più difficile. Le difficoltà di cassa producono costanti ritardi nell’erogazione della cigs. Alcuni giorni fa una dipendente ha scritto una lettera a ‘Il Messaggero’: “Che bella vita! Sono qui davanti al computer come ogni mese cercando di collegarmi col sito Inps per vedere comparire la mia cassa integrazione, sempre in ritardo, siamo al 21 luglio ancora deve comparire quella di giugno, la burocrazia…….ma l’ansia, la preoccupazione ci sta logorando ogni mese di piu, chissà se il Presidente Berlusconi quando ha deciso di “salvare” Alitalia con i suoi amici di cordata patriottica o di “merende” l’ha mai pensato questo!!!????
Ogni mese io e 6000 altre persone, pagate per “non fare niente” a cui è stato scippato un lavoro che ci gratificava e di cui andavamo fieri, attendiamo come fosse un’elemosina quello che ci è stato “generosamente elargito”, che arriva sempre in ritardo, per colpa di errori, di leggerezze, di inefficienze di chi della vecchia Alitalia deve mandare i files con i conteggi all’inps, ogni mese un problema, e ritardi a non finire.
E’ vita questa? Mandati in pensione anticipata senza volerlo, ancora “giovani” e per di più dovendo ogni mese fare i conti con un sussidio che è puntualmente in ritardo. I mutui, le bollette e tutto il resto non aspettano e stiamo pagando interessi passivi alle banche….. Siamo veramente sfiniti, esauriti!! Puniti per colpe non nostre ora vorremmo solo un po di serenità e visto che altri lavori a 40-50 anni è difficilissimo trovarli, chiediamo almeno regolarità nei pagamenti della cigs e non dover combattere ogni mese. Grazie per l’attenzione di chi vorrà pubblicarci, leggerci e ascoltarci. Alex cassaintegrata Alitalia (+altri 6000)”.

AGOSTO. SOLO FERIE O ANCHE SORPRESE?

Il caldo e l’estate sembrano aver nascosto del tutto i dati sempre più allarmanti sulla crisi italiana. Malattia non solo economica, ma anche politica.
Il ministro Tremonti forse non è un amministratore capace, ma la cosa sembra interessare poco agli italiani. La situazione delle finanze nazionali è disastrosa, non si trovano i soldi per l’essenziale, nel 2009 il debito è arrivato al 115,4 per cento e nel 2010 potrebbe arrivare ad oltre il 118 per cento.
I dati sono riferiti dalla Reuters, la più importante ed autorevole agenzia di stampa del mondo. Sempre secondo l’agenzia il deficit/Pil 2009 ha toccato il 5,3 per cento (dal precedente 4,6) e sarà al 5 per cento nel 2010. Il deficit strutturale si collocherà nel 2009 al 3,1 per cento e al 2,8 nel 2010, per poi scendere (forse) gradualmente al 2,2 nel 2013.
Il Pil è fissato nel 2009 al meno 5,2 per cento, mentre nel 2010 dovrebbe salire dello 0,5. L’economia dovrebbe poi crescere del 2 per cento dal 2011 al 2013. Il saldo primario è al meno 0,4 per cento nel 2009, dovrebbe andare allo 0,2 nel 2010 e in graduale ripresa fino a quota 3,5 nel 2013.
Disoccupazione e cassa integrazione sono in crescita, è ricominciata l’emigrazione dal sud Italia, il lavoro non si trova, centinaia di migliaia di giovani sono a spasso.
Però la spesa pubblica è aumentata in un anno del 4,9 per cento, ovvero di 35 miliardi di euro. Si tratta di quello che spende per motivi ordinari la Pubblica amministrazione.
Una parte di questi numeri da ‘fallimento’ (se lo Stato fosse un’azienda) sono condizionati dalla crisi mondiale, ma nulla il governo ha fatto per rilanciare l’economia. Si pensi che con 35 miliardi di spese in più, si sono impiegati per aiutare lo sviluppo solo tre miliardi, ovvero lo 0,2 del Pil, mentre gli altri Paesi dell’Ocse hanno investito il 3 per cento.
Il Waterloo è evidente a prima vista, ma i telegiornali si dilungano su incendi, previsioni metereologiche, sagre estive. E siccome è la televisione a formare l’orientamento dell’opinione pubblica la stragrande maggioranza degli italiani non si rende conto di essere in una situazione drammatica.
Intanto sul piano politico si sviluppano strane polemiche, ultima quella tra la Lega ed il Pdl sulla follia dell’Afghanistan, che rischia di travolgere il nostro contingente impegnato laggiù. Un conflitto (non in una missione di pace) cominciato nell’ottobre 2001, poco dopo gli attentati dell’11 settembre, e senza soluzioni, poichè i talebani sono sempre più forti e di soluzioni non se ne vedono all’orizzonte.
Bossi ha scoperto che potrebbero annunciarsi attacchi violentissimi alle truppe italiane e conoscendo bene il suo elettorato ha capito di doversi tirar fuori dal problema, perchè l’opinione pubblica potrebbe non capire ed il suo partito perdere voti e consensi.
Il Pd è dilaniato da uno scontro interno sempre più duro e Berlusconi sembra aver perso gran parte del consenso (anche quello tiepido) dei cosiddetti ‘poteri forti’. Non certo per le sue pateriche avventure erotiche, ma a causa di una attività di governo che rischia di mettere definitivamente in ginocchio l’economia nazionale e quindi anche chi non ha acuna intenzione di vedersi ridimensionato in potere e ricchezza.
Così agosto potrebbe non essere il mese delle ‘vacanze’, ma quello degli intrighi. Perchè mettere in un angolo in Cavaliere, trovare un ‘tecnico’ per formare un esecutivo di ’salvezza nazionale’, liberarsi dai condizionamenti ideologici della Lega ed evitare che nel Mezzogiorno si sviluppino temibili spinte autonomiste, mettere Tremonti in cassa integrazione e trovare un modo per arrivare ad un equilibrio più moderato ed efficiente è di certo nei sogni di non pochi abitanti del Palazzo.
La partita è difficile: all’opposizione non c’è nessuno in grado di trattare, nell’attuale maggioranza la debacle di Berlusconi fa paura a molti colonnelli, che con la caduta del premier tornerebbero in un certo oblio, essendo in gran parte persone senza capacità e qualità.
Così mentre il gossip sulle escort si trascina stancamente alcuni, più seri, potrebbero essere occupati a trovare una soluzione per superare lo stallo. Ci riusciranno?

mercoledì 15 luglio 2009

NO DATI, NO DATE, NO DITA.



Tutti gli organismi mondiali segnalano a suon di dati l’andamento economico catastrofico per tutti i paesi industrializzati, con una crescente disoccupazione spesso a due cifre percentuali e parimenti segnalano che la coesione sociale e' a rischio in piu' Stati. L’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ha affermato che per quanto riguarda “L'Italia, sta attraversando un periodo di recessione molto forte (rispetto agli altri paesi industrializzati), che continuerà «fino alla fine del 2009», poi, nel 2010, vedrà una «lenta ripresa». Nell'anno in corso, il Pil scenderà del 5,5% per poi tornare a salire dello 0,4% il prossimo anno. Auguriamoci che sia una previsione provvisoria e non tendenziale, altrimenti dovremo impiegare dai dieci ai quindici anni per recuperare il progresso economico che si e' bruciato in un solo anno. Questi dati sono purtroppo in linea con quelli del FMI (Fondo Monetario Internazionale) e con quelli di Banca D'Italia. Mario Draghi, ha confermato la caduta del Pil 2009 "attorno al 5%, ma ha avvertito che per superare la crisi bisognera' sostenere i consumi e l'occupazione per non peggiorare le cose. Per ottenere la tenuta dei consumi è fondamentale una tenuta del mercato del lavoro". Così si esprime anche Emma Marcegaglia, Giorgio Guerrini Presidente di Confartigianato. Carlo Sangalli, Presidente di Confcommercio. L’Istat, Istituto centrale di statistica, l’organismo pubblico preposto per legge alla elaborazione e diffusione delle statistiche ufficiali in Italia, denuncia che su base annua, il fatturato industriale ha accusato flessioni a due cifre (-22,2%), la flessione più alta dalla fine della seconda Guerra Mondiale. Nei primi quattro mesi del 2009 il fatturato industriale segna un calo complessivo del 22,3%. Gli ordini restano in caduta ed ad aprile si e' rilevata la nona flessione congiunturale consecutiva pari al -3,7%.
Come tutte le crisi economiche di sistema, anche questa passera' alla storia per due dati riassuntivi. Il valore recessivo negativo in termini di Pil ed il numero di disoccupati che lasciera' per strada; oltre venti milioni in Europa ed oltre due milioni in Italia. Il primo grido di dolore lo aveva lanciato a febbraio Epifani, ma allora era stato criticato anche da sinistra e da parte sindacale. Alla fine fu considerato un catastrofista, un preconcetto pessimista, un antigovernativo per scelta politica e come un appestato fu addirittura messo fuori dalla porta. Poi via via tutti si sono piano piano allineati sulle sue previsioni, dimostrando cosi' che la peste ce l'abbiamo davvero anche noi, governo compreso. C'e' dell'altro. La Corte dei Conti, denuncia che “In Italia "il percorso di riduzione del disavanzo pubblico si è arrestato". Gli indici 2008 "hanno purtroppo disatteso" l'auspicio della "prosecuzione di un percorso virtuoso a riduzione del debito e deluso l'aspettativa di un miglioramento dei conti pubblici".
Ed il Goverrno che politica economica fa? A sentire Tremonti tutto era previsto ed e' gia' stato fatto tutto, il possibile e l'impossibile. Le banche sono state sostenute prima e meglio degli altri, come le imprese e la ripresa. Si e' addirittura salvata la sanita' e si sono tenuto in ordine i conti dello Stato. Nessuno piu' dell'Italia ha fatto tanto per sostenere il lavoro, l'indigenza e la poverta'. Sembra di essere di fronte al programma del New Deal di Roosvelt del 1933, ma l'impressione e' invece quella che si voglia sostenere per forza che si tratta di una politica alla cioccolata solo perche' e' di colore marrone.
Anche se il risparmio delle famglie italiane tiene, le banche italiane non erogano molto denaro e nonostante la vigilanza dei prefetti continuano a navigare come prima in modo tutt'altro che trasparente. I senza lavoro aumentano di ora in ora e stipendi e pensioni perderanno nei prossimi mesi ulteriore potere d'acquisto in termini sostanziali. Ogni giorno la lista dei poveri si allunga ed i disoccupati state certi che aumenteranno per un bel po' di anni, mentre i contratti dei dipendenti pubblici saranno rinviati perche' non compatibili con un deficit pubblico che ha raggiunto ormai primati sudamericani.
Con il Documento di programmazione economica e finanziaria presentato dal Governo si recepiscono i dati dell'andamento economico nazionale, ma anziche' ammettere la gravita' della situazione (la situazione e' grave perche' l'Italia repubblicana non ha mai dovuto affrontare una recessione di questa portata), invertire la rotta ed annunciare poderose iniziative a sostegno di occupazione e consumi si continua a sostenere che va tutto per il meglio, che il peggio e' alle spalle e si indica in un impossibile +2% per il 2011 la vera ripresa economica nazionale. Secondo la versione autoassolutoria del Grande Nano e Tremonti, tutti gli obbiettivi economici del governo sono stati raggiunti tranne uno a cui si pone mano con risolutezza, per essere sicuri che gli evasori fiscali, veri e propri farabutti in una situazione quale quella in essere, possano continuare a farla franca e a mangiar pane e prosciutto alle spalle dei cittadini onesti. Chi ha illecitamente e a volte criminosamente nascosto denari all'estero, costretto oggi al rientro forzato dalle nuove regole mondiali, diventera' cosi' un benemerito salvatore della Patria e potra' riportarsi a casa i suoi sporchi denari con il bollino blu riservato ai capitani che investono per un nuovo sviluppo e la ripresa economica, aumentando in tal modo anche la capacita' del nostro Buon Governo di attirare capitali dall'estero. Sfugge da ogni commento giornalistico che ogni giorno la ricchezza nazionale, che e' in drammatico recesso, si sta redistribuendo a ritmi frenetici sempre di piu' a favore di pochi privilegiati e superprotetti a scapito di una massa sterminata di cittadini che ingrossano sempre piu' le fila dell'esercito dei poveri. Veri e propri imbonitori da fiera, i nostri governanti chiedono ottimismo ma pretendono rassegnazione. Vogliono convincere che non c'e' alternativa al loro operare e che l'uscita dalla crisi sara' quel che sara' e bisognera' accettarla per come si determinera'. Al di la' della loro politica economica esiste solo il nulla, non c'e' alternativa ma solo illusione e la redistribuzione della ricchezza non puo' essere un obiettivo ma e' una pura velleita' ideologica. E per rendere il loro show sempre piu' convincente, non solo hanno attivato il silenziatore ad ogni protesta sociale, ma hanno addirittura provveduto a chiudere la bocca a chi elabora e diffonde dati per legge, perche' anche questi membri del partito dei pessimisti. Il 26 giugno, al termine del vertice di Corfù, il Grande Nano ci racconto' che "C'è un circuito vizioso di crisi per paura, alimentato dalle dichiarazioni di governi, opposizioni e di istituzioni economiche, nazionali, europee e internazionali che continua a dare numeri sul deficit e sul prolungarsi della crisi. I media che le riprendono complicano la situazione diventando fattori che alimentano queste paure" e rivolse un appello finale ai responsabili delle istituzioni internazionali, "al loro buon senso e al senso di responsabilità". In precedenza Tremonti aveva attaccato Draghi dicendo: «Silenzio sulle cifre fino a settembre», è l’invito di Giulio Tremonti in un’intervista al Tg2. «Facciamo passare almeno l’estate. Ne guadagnerebbero gli economisti in salute, ma soprattutto la gente. Non è censura, è igiene». Dare troppi dati «è un modo per fare del male alla gente, diffondendo sfiducia e incertezza, quando l’economia deve essere invece fiducia e certezza». E l’informazione? «Troppe informazioni diventano deformazioni» dice Tremonti. Anche Berlusconi aveva censurato Draghi affermando "Questa è un’informazione del Governatore che non corrisponde alle cose che emergono dalla nostra conoscenza della realtà italiana". Il riferimento era all'affermazione di Draghi, secondo la quale se non si adottano misure straordinarie, entro il 2009, 1,6 milioni di persone si ritroveranno senza lavoro e senza una tutela economica. Sui dati Istat hanno addirittura sparato in tre. Ha aperto le danze Tremonti sostenendo l'inaffidabilità dell'indagine sulle forze lavoro. Poi hanno continuato Scajola e Sacconi. Troppe stime e troppo frequenti, tali da non riuscire a offrire un quadro reale della crisi economica. Secondo loro, le indagini campionarie dell'Istat (che seguono le procedure Eurostat), andrebbero affiancate dai dati amministrativi ricavabili dalla fisco e dall'Inps.
Detto e fatto. Con l’articolo 11 del DL 78 dell’1 luglio 2009 si mette il bavaglio anche a tutti coloro che fino ad oggi erano autorizzati a produrre dati economici. Con esso, si crea una nuova banca dati alle dirette dipendenze della Presidenza del Consiglio, che raccogliera' i risultati di tutti e per tutti. Da quel momento, i dati sull’andamento dell’economia li dara' solo il Grande Nano. State certi che saranno in linea con il suo abbondante ottimismo e gli daranno ragione giorno dopo giorno, come le previsioni favorevoli sul suo gradimento personale che ormai sfiorano il 120% degli intervistati. Chi ricerca l'autoassoluzione con ogni mezzo, state certi che in questo modo non riuscira' a criticarlo proprio piu' nessuno per un bel po'. Suggerirei al nostro Grande Nano anche un altro piccolo codicillo funzionale al suo show. Cavare dai dati economici anche ogni riferimento specifico a date, perche' la loro ignoranza aiuterebbe ancora di piu' il bisogno di ottimismo. C'e' una bella differenza tra dire che nel 2011 il Pil in Italia crescera' del 2%, oppure potere limitarsi a dire che prima o poi crescera'. Se puoi fermarti alla seconda, hai pero' la soddisfazione di dichiarare poi, senza paura di smentita, che hai centrato i tuoi obbiettivi, che in politica e' quasi sempre l'essenza del problema.

martedì 30 giugno 2009

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domenica 28 giugno 2009

BELLE BALLE!


Per capire qualcosa dell'accaduto alla riunione dei Ministri degli Esteri dei Paesi Osce, bisogna leggere le agenzie americane o russe, perche' dalle agenzie e dai giornali italiani non si capisce nulla. Nel Bel Paese del Buon Governo, dominano i silenzi oppure l'ampio spazio alle balle spaziali del nostro Grande Nano che racconta le sue verita', come al solito a suo uso e consumo. Sembra di capire che la Russia si e' rivolta a lui per consigliarsi sugli acquisti ed ha deciso dopo una telefonata di 30 minuti di affidare a lui un mandato per rompere l'isolamento in cui e' caduta dopo la crisi goergiana del 2007. Solo dopo le sue pressioni,la Russia si e' convertita a rinnovare lo spirito fondativo del rapporto militare tra Russia e Nato stabilito a Pratica di Mare nel 2002. Tesi fantasiosa, utile a costruire notizie inesistenti per sostituire dai palinsesti semmai le news dalla Procura di Bari o per montare addiruttura una nuova tesi fantastica, secondo la quale il prestigio del nostro Premier all'estero e' inossidabile perche' il Mondo intero non puo' piu' fare a meno di lui e dei suoi preziosi servizi. Tesi ben lontana dalla verita', ma ben chiara per analisti politici anche di medio spessore. Ma la nostra stampa nazionale insiste, ed accredita anche alcune perle del Grande Nano, come quella di sostenere di avere fermato lui la potenza distruttiva della Russia che nel 2008 voleva arrivare a Tbilisi, oppure l'altra di avere inventato lui Sarkozy come mediatore in quella crisi perche' un tempo era stato un suo avvocato. Bisogna dire che nelle agenzie di stampa americane come in quelle russe, la riunione dell'Osce di Corfu' trova ampissimo spazio, ma dell'intervento del Grande Nano non vi e' traccia. Anzi la Russia, sostiene e forse a ragione che e' stata la Nato a sospendere la collaborazione, come ritorsione per l'inevitabile riconoscimento russo dell'Ossezia fatto per proteggere la popolazione in stragrande maggioranza di etnia russa, come fece alcuni mesi prima l'Europa con il Kossovo. Ed il Ministro degli Esteri russo Lavrov, era proprio li' a Corfu' per incassare il successo diplomatico faticosamente costruito negli incontri con Hillary Clinton, per difendere il quale alcune settinane fa aveva pubblicamente denunciato le manovre interne della Nato contro la nuova Amministrazione americana. Nella stampa russa, poi non appare nessun mandato formale ad altri se non al Ministro degli Esteri Lavrov, ne tantomeno che Lavrov avesse paventato la necessita' di un soccorso esterno per svolgere la sua missione, ne' che Lavrov od altri fossero particolarmente preoccupati sull'esito finale della riunione. Ed allora, chi rappresentava Berlusconi a Corfu'? Non la Nato che si dice lo aveva invitato su sua richiesta, ma che era rappresentata dal suo Segretario Generale, invitato pure lui, che doveva solo dichiarare quello che era gia' stato deciso; non la Russia, perche' era rappresentata dal titolare della funzione il Ministro degli Esteri Lavrov che in quella sede doveva semplicemente incassare il risultato del suo lavoro compiuto con la nuova amminstrazione americana; non l'Europa che proprio nella vicenda Nato-Russia-Georgia, aveva messo il becco incaricando Sarkozy della mediazione (credibile a Mosca perche' la Francia non era ancora rientrata nella Nato); non l'Italia, egregiamente rappresentata dal Ministro degli Esteri (l'Osce e' l'Organizzazione sulla sicurezzo europea dove sono rappresentati i Ministri degli Esteri in quanto tali) che si e' subito allineato sulla nuova posizione Nato, fortemente voluta dalla nuova amministrazione americana, sostenendo l'esatto contrario di quello che aveva sostenuto solo un anno fa, con grande dispetto soprattutto del rappresentante francese. Il Grande Nano non rappresentava assolutamente nessuno. E questa sarebbe stata a mio parere la vera notizia di interesse nazionale. La sua presenza era perlomeno inutile ed era cosi' chiaro per gli addetti ai lavori, che tra diversi diplomatici presenti nell'albergo di Corfu' dove ha soggiornato, durante l'attesa girava la voce: tra poco arriva Papi.

P.S. Sulla telefonata tra il Grande Nano e Medvedev, il Cremlino ha emesso un comunicato che recita testualmente: la telefonata e' stata richiesta da Roma per discutere della prepararazione del G8 dell'Aquila. Nel corso della telefonata sono stati affrontati anche temi di interesse per il contesto internazionale.
Conoscendo le vicende politiche russe, credo che il comunicato sia stato preteso da Lavrov, proprio a conferma del fatto che la Russia a Corfu' la rappresentava solo lui.

mercoledì 24 giugno 2009

G8, G14, G20 UN VERO TERREMOTO.

Il G8 dell'Aquila era stato programmato dal nostro Grande Nano come un roboante evento mediatico, per prendere 4 o 5 pesci con un'esca sola: ma ormai per Lui sta diventando un incubo. In quell'occasione non potra' imbavagliare la stampa oltre misura come ha fatto in questi ultimi mesi, ne' tantomeno rifiutarsi di rispondere ai giornalisti come capita ormai sempre piu' sovente quando gioca in casa. Ma anche nel merito le cose si sono complicate. Dato che il G8 lo presiedera' Lui, avrebbe voluto spiegarci altre verita' mediatiche costruite dal suo staff pubblicitario. La prima e' che quando Lui presiede i summit internazionali, come per magia si assumono decisioni storiche, in questo caso in materia economica. E dato che appare chiaro ogni giorno di piu', che il Governo italiano non sta fronteggiando la crisi economica, che i provvedimenti assunti sono largamente insufficienti e che le previsioni anche le peggiori peccavano di un ottimismo imperdonabile, l'operazione mediatica era utile per un nuovo scudo protettivo, contro Fini, la Lega, il PD, i Sindacati, le categorie economiche, che prima o poi lo prenderanno a pomodori in faccia assieme a Giulio Tremonti, ottimo cortigiano ed ottiimo incantatori di serpenti, ma pessimo Ministro dell'economia. Poi, il Grande Nano ci voleva spiegare che il G8 che presiede Lui, potra' diventare in futuro al massimo un G14, come riteneva possibile il suo amico Bush. Non mai un G20 come hanno sostenuto francesi tedeschi ed inglesi e come hanno gia' deciso sia Obama che Medvedev. Invece, secondo la visione del nostro Grande Nano nazionale, Obama non ha ancora deciso e provvedera' Lui a convincerlo con la sua amicizia o quella delle sue amiche. Si tratta di nuovi containers di balle mediatiche, servite con la collaborazione di una stampa sempre piu' complice. Come nel caso della calda amicizia personale tra il Grande Nano ed Obama, scaturita durante la recente Conferenza stampa alla Casa Bianca. In quella occasione, il nostro Premier ha rivolto ad Obama l'auspicio che la sua amicizia personale possa rafforzare ulteriormente le relazioni tra l'Italia e l'America, come e' gia' successo con i suoi predecessori Clinton e Bush. Ma tutti sanno (anche Obama ed Illary Clinton) quanto ben diverse furono le relazioni personali tra il Grande Nano, Bush e Clinton, proprio sul piano personale. Obama ha risposto affermativamente, ma facedo riferimento all'amicizia che lega il popolo italiano e quello americano e non all'amicizia personale invocata dal nostro Premier. Ma una parte della stampa italiana, ha preferito capire fischi e non fiaschi. Ha omesso Clinton nelle dichiarazioni del Premier ed il riferimento ai popoli nella risposta di Obama, per potere incoronare cosi' come una conquista del nostro Grande Nano un'amizia personale inesistente, con un prossimo ipotetico e sperato seguito di programma magari a Villa Certosa. E quando si e' trattato di indicare i punti gia' decisi al G20 di Londra in materia economica, proprio quelli che il nostro Grande Nano ha in animo di farci credere che saranno decisi al prossimo G8 dell'Aquila, il protocollo della Casa Bianca ha preteso che il nostro Premier leggesse un testo con le decisioni gia' assunte e che non parlasse a braccio come in tutte le altri parti della conferenza. Queste immagini, apparse di sfuggita durante la diretta di Porta a Porta, sono poi sparite dalle cronache e dai video italiani sull'incontro. Intanto Tremonti ci sta spiegando come fosse farina del suo sacco, proprio quelle decisoni. La inderogabile necessita' del ritorno all'economia reale, che i banchieri dovranno per forza riscoprire la loro missione, che l'economia deve tassativamente ritrovare un'etica e che i paradisi fiscali devono sparire. In parallelo il Grande Nano aveva nella manica l'asso Iran, invitato alla prossima riunione preparatoria di Trieste e che gli avrebbe comunque permesso un minimo di protagonismo personale. Ma Frattini ha annunciato con amarezza che l'Iran ha gia' disdetto l'invito e, visto che si e' rotta un gomito, anche Illary Clinton non partecipera'. Insomma, il G8 dell'Aquila sara' proprio una riunione di ordinaria ammistrazione che confermera' tra l'altro anche la sua esaurita' utilita', rispetto al ruolo piu' corposo gia' assunto a Londra dal G20, ormai per tutti i grandi nuova assise del confronto e delle fondamentali decisioni regolatrici delle sorti del Pianeta. Al G8 dell'Aquila c'e' pero' l'imprevedibile presenza dei terremotati, che ormai disturbano il sonno del nostro Grande Nano. Disillusi, i terremotati rivendicano un'attivita' del Governo almeno all'altezza di quello che fece il Governo Prodi per l'Umbria. Il Grande Nano ha gia' messo le mani avanti dicendo che la sinistra soffia sul fuoco irresponsabilmente ma omette di ricordare che la protesta, oscurata dalla TV a reti unificate, e' trasversale ed istituzionale e che quel disagio gia' manifestatosi clamorosamente con l'astensionismo record delle europee, poteva e doveva almeno in parte essere placato. Vediamo se riescira' a cavarsela anche questa volta.

martedì 23 giugno 2009

ANCORA CILECCA!

Il Grande Nano commenta i risultati dei ballottaggi, appellandosi ai numeri. Vittoria per lui e sconfitta per la sinistra. Che il PDL abbia conquistato o riconquistato decine di amministrazioni e' indubbio, ma si veniva dalla tornata amminstrativa del 2004, uno dei punti piu' bassi dell'allora Governo Berlusconi, incalzato da un Ulivo pimpante che straripo' da Nord a Sud con sorpredente facilita' ed oltre ogni ottimistica aspettativa. Nei fatti, il risultato di oggi del PDL e' invece ancora piu' deludente di quello di due settimane fa e lo sconfitto numero uno e' proprio lui, il nostro Grande Puttaniere nazionale, il condottiero invincicibile, il winner-man straripante quello della travolgente campagna promessa nei comizi elettorali delle Europee, che si ritrovera' a fare i conti con un fastidiosissmo mal di testa. Lo sfondamento elettorale nelle regioni rosse ed in Puglia non c'e' proprio stato; Bari e Milano sono poi due risultati eloquenti. A Milano, Podesta' ha vinto al fotofinish, grazie ai voti della Provincia, quando da mesi si conclamava un risultato in carrozza. Li' e' evidente il mal di pancia e di denti che ha colpito all'improvviso Comunione e Liberazione forse anche dopo gli scandali di Palazzo Grazioli, ma di sicuro a seguito del flop Europeo proprio del Grande Nano sulla Presidenza Mauro a Bruxelles. A Bari poi e' tutto talmente chiaro che non ne parliamo neanche. In Veneto la Lega ha fatto ancora la sua parte, tranne che a Padova, dove il candidato non era leghista ma proprio del team Berlusconi-Brunetta. Appare quindi evidente che l'invincibile Grande Nano domani sara' ancora piu' di ieri ricattabile, politicamente da Umberto Bossi, il quale anche se ce l'ha piu' duro di Topolanek, ha abilmente scelto l'omerta' tombale sulle porcate di Villa Certosa, proprio per fare lievitare al massimo il totale della prossima fattura da staccare al nostro Grande Nano. E gli esami per il nostro Grande Puttaniere nazionale non sono finiti qui.

lunedì 22 giugno 2009

La Masseria... L'Anti Reality - Gallery 1

La Masseria... L'Anti Reality - Gallery 1
Eccola Manila Gorio con i suoi boys produttrice dell'antireality on-line "La Masseria". E' una frequentratrice di Villa Certosa e si suppone una delle procacciatrici del Grande Puttaniere nazionale, anzi procacciatori visto che e' transessuale.

sabato 20 giugno 2009

QUESTA VOLTA IL PUTTANIERE HA FATTO CILECCA! Nota di Pierpaolo Vichi.

L'avevamo previsto il 9 giugno. Il magro risultato elettorale del nostro Grande Nano alle europee e' stato come un bel cazzotto nei denti. Secondo lui il bottino elettorale doveva essere ben piu' ricco e ce lo aveva anche raccontato in ogni occasione. Aveva gia' pronta anche la strategia per un suo allargamento in Europa a partire da un peso maschio nel gruppo dei Popolari, dove siedono fior fiore di personaggi che rispondono a gente che conta nei fatti e non a parole, come Angela Merkel e Nicolas Sarkozy. La Presidenza per Mauro la dava gia' per acquisita e sotto sotto covava anche il desiderio di fare le scarpe a Barroso, colpevole di essere troppo freddo nei suoi confronti. Invece, non e' andata cosi'. Sarkozy e la Merkel hanno staccato il pass a Barroso in anticipo e poi hanno aspettato il Grande Nano alla riunione del gruppo dei Popolari per la designazione del Presidente del Parlamento. Il gruppo tedesco, il piu' numeroso, si e''subito adagiato sulla candidatura polacca, visto che quel Partito ha ottenuto il risultato percentuale piu' rilevante. Si potrebbe parlare addirittura di manovra di governo, dato che in Germania governa la grande coalizione e per governare l'Europa appare quasi obbligato un percorso simile che faccia incontrare il piu' possibile popolari e socialisti.per i quali il tedesco Schulz non e'stato solo il capo della compagine tedesca, ma anche il capogruppo della intera compagine europea. E quindi per i tedeschi, un candidato alla Presidenza deveva necessariamente andare bene all'asse Merkel-Schulz, visto che i Popolari europei da soli il Presidente non riescono ad eleggerlo. Non che Mauro non andasse bene, per carita', anche perche' avrebbe avuto un gradimento genuino da parte del Vaticano, ma per il Vaticano dove regna un Papa attento alle vicende tedesche va bene alla fine ripiegare anche su di un cattolico polacco. Ma perche' ai tedeschi Mauro non andava bene? Noi avanziamo una ipotesi: perche' lo proponeva il Grande Nano quello del cu-cu alla Merkel e del kapo' a Schulz. Il nostro Grande Nano e' arrivato pero' a Bruxelles per dare battaglia, convinto che popolari spagnoli, italiani e francesi sarebbero stati una bella formazione per vendere cara la pelle. Ma i francesi non hanno ritenuto proprio di difendere un bel niente ed hanno preferito adagiarsi sulla proposta cara ai tedeschi per dare, come ha dichiarato Sarkozy, un segnale ad Est. Non che Mauro non andasse bene, per carita' ma lo proponeva il Grande Nano e quindi pensiamo che hanno preferito correre il rischio di essere accusati in Patria di essersi sdraiati sulla proposta tedesca, piuttosto che sostenere il candidato di chi in Francia viene sempre piu' frequentemente soprannominato "Casanova ritail", che non e' certo un complimento. E i Tories inglesi che hanno il vento in poppa? Quelli per fortuna del Grande Nano sono usciti dal PPE perche' altrimenti avrebbero detto la loro. Ma non preoccupatevi, perche' il Times sara' di sicuro al G8 dell'Aquila e non manchera' di farci conoscere nel dettaglio il loro pensiero. Naturalmente la stampa italiana ha parlato di tutto tranne che di questo, cosi' nessuno puo' dire di averci capito qualcosa. Ci hanno spigato che il nostro Grande Nano si e' battuto come un leone ed alla fine ha strappato nientemeno che una ipotetica presidenza del gruppo PPE nel 2011 per Giulio Tremonti, ma ha omesso di raccontarci che questa volta invece, il Grande Nano che era andato per bastonare, le ha prese tutte come una squadra materasso di provincia (retail per i francesi). Pero' i giornali italiani si sono ben premurati di dare risalto alle conclusioni del nostro Premier, che non essendo capace di ammettere le sconfitte ha pensato bene di dare la colpa al PD italiano che non avrebbe votato Mauro, quando nessuno glielo aveva nemmeno chiesto, perche' la partita era gia' stata chiusa prima.

venerdì 19 giugno 2009

IL BUON SENSO E' DI SINISTRA!

Ad ascoltare l'avvocato onorevole Ghedini o i vertici del PDL, incredibilmente assunti come portavoce dal palinsesto del TG1 diretto oggi da un dipendente del Grande Nano, sembra che anche il buon senso, ovvero il senso comune del pensare, sia diventato di sinistra e lo diventi ogni giorno sempre di piu'. A loro dire, il problema politico aperto oggi nel Paese e' un evidente complotto contro l'integrita' del Presidente del Consiglio, alimentata da falsita' e ben orchestrate iniziative dei guastatori del genio della magistratura democratica e della stampa a lui avversa, che fanno della violazione della sacrale privacy del nostro Premier l'arma quotidiana di intervento. Il fatto che il nostro Premier sia un incallito puttaniere e palesi ormai una stabilita' mentale perlomeno discutibile, rientra in una evidente normalita' che nulla c'entra con il prestigio dell'Italia all'estero, con la crisi economica o con le aspettative dei terremotati o del milioni di disoccupati in piu' che si ritrova oggi l'Italia. Sembra quasi che per loro vizi del genere siano e siano stati la consuetudine per statisti come Churchill, la Merkel, Tony Blair o Golda Mayer, con la sola differenza fondante che la stampa e la magistratura di quei Paesi, animata da consapevole e democratico senso nazionale, si e' sempre ben guardata dallo spiare dal buco della serratura. Per loro, il fatto che nelle sedi private del Premier, assunte pero' formalmente a sedi di Stato e negli aerei di Stato possano aver viaggiato con frequenza prostitute, delle quali alcune minorenni e che alcune di queste possano avere frequentato con familiarita' il letto del Premier, non e' un problema e nemmeno una notizia, perche' comunque la teoria giuridica dell'utilizzatore finale elaborata dall'avvocato onorevole Ghedini, fa giustizia di ogni illazione. Ed un uomo virtuoso e probo come il nostro Grande Nano che lavora con totale disinteresse personale 25 ore al giorno per il bene del Paese, non puo' essere crocifisso per una pausa privata che umanamente va concessa a chiunque.
Solamente a questo punto della vicenda, appare chiaro pero' che il nostro Grande Nano di pause se ne concede proprio parecchie ed anche i suoi vizi appaiono ormai piu' di uno e della peggior specie, come si capisce eloquentemente anche dalle recenti dichiarazioni di stampa dell'ex Presidente di Francia Cyrac. E poi, questo vizio del puttaniere, non appare cosi' trasparente e riconducibile in toto al famoso detto popolare che "l'uomo non e' di legno". In primo luogo perche' contraddice palesemente con quanto risulta aver sostenuto proprio l'avvocato onorevole Ghedini alcune settimane fa in Procura a Roma a sostegno del sequestro delle foto del fotografo Zappadu, circa il fatto che le frequentazioni del Premier con la minorenne Letizia erano relative alla comune passione per il karaoke. In quella occasione, trapelo' addirittura che tanto di certificati sanitari attestavano come un tumore alla prostata aveva costretto l'onnipotente Grande Nano addirittura all'impotenza, argomento che tagliava la testa al toro e rendeva fantasiosa ogni ulteriore supposizione, oggi invece piu' che possibile. In secondo luogo, perche' l'indagine della Procura di Bari a carico del signor Giampaolo e' solo agli inizi. L'accusa che assume forma ai suoi danni e' quella di corruzione e sfruttamento della prostituzione, due brutte gatte da pelare. Ad ascoltare quel che ha da dire qualche barese piu' informato di altri, il signor Giampaolo per aumentare le vendite della sua azienda di protesi sanitarie, sarebbe stato visto in giro con l'assegno in bocca, come si faceva a Milano nel primi anni novanta del XX secolo. Inoltre, lo stesso sarebbe noto per i suoi giri di prostitute di altro bordo attraverso le quali catturava i favori di diversi utilizzatori finali anche laddove non serviva nulla cavarsi qualcosa d'altro dalla bocca. Veramente un brutto affare. In Italia manca solo la cocaina per staccare al signor Giampaolo un biglietto di sola andata per un girone dell'inferno. Moralmente, io sono tra quelli che al signor Giampaolo qualche attenuante la concedo, perche' e' l'ambiente che rende santo o diavolo l'individuo e non e' sempre vero che nella vita puoi sceglierti l'ambiente di lavoro che preferisci, ma e' altrettanto vero che se per fare i soldi ti devi fare dare nel sedere, c'e' chi lo fa e chi preferisce rimanere povero. Il punto me lo ha fatto ieri sera il mio amico russo Ivan, un facoltoso commerciante di vini di San Pietroburgo. Qui le puttane di altro bordo non si servono a domicilio. Si affitta per una giornata intera una sauna full-optional con piscine idromassaggi palestre, bigliardi schermi giganti ad alta definizione, salotti privee', specchi e quant'altro. Cibo, vodka a volonta' ed un gruppo abbondante di giovanissime ragazze russe, tutte bellissime. Studentesse che devono finire l'universita' madri che devono mantenere i figli, orchestrali alle prime armi, ma per l'occasione tutte puttane a completa e totale disposizione, disponibili se necessario anche ad accoppiarsi in gruppo tra loro. Gli utilizzatori finali del servizo, sono sempre quelli che devono firmare il contratto. Mi dice Ivan che di contratti ne fa parecchi, che sopratutto gli italiani questo servizio quasi lo pretendono e se non l'hai previsto, sono capaci di tirartela per le lunghe e addirittura di non firmarti il contratto. Ivan sa benissimo che sono servizi piu' che tollerati da queste parti, ma non per questo previsti dalla legge e quando li ordina e' molto attento ai presidi di sicurezza e vigilanza. E' preoccupato sopratutto dei concorrenti, che possono cercare di incastrarti per fregarti i clienti e consegnarti nelle mani della Giustizia. Ma il tutto secondo lui fa parte del rischio d'impresa, del quale non puoi separe onori da oneri e quando ti tocca sta a te solo darti da fare per tirarti fuori dai pasticci. Nel nostro caso pero' il nostro Grande Nano e il Premier dell'Italia Repubblicana non un volgare commerciante di vini o di protesi sanitarie ed e' obbligato ad attenersi all'etica propria di quel rango, per la quale anche il ruolo di utilizzatore finale non e' per niente onorevole. E poi visto che in base al DDL Carfagna anche un utilizzatore finale incorre in un reato penale, bisogna conoscere quante volte questo e' accaduto e sopratutto chiarire se i servizi forniti da Giampaolo, suo vicino di casa in Sardegna, fossero quelli di un semplice ruffiano oppure di un pappone e quindi a quale titolo forniva gli stessi al Premier. E poi nella lista elettorale organizzata dal Ministro Fitto, la d'Addario non l'ha inserita di certo D'Alema e quindi quel miscuglio tre sesso e politica che adduceva Veronica Lario tra le motivazioni della sua causa di separazione, appare ogni giorno piu' veritiero, nonostante le ridicole smentite del Premier e si prefigura addirittura come una pratica ed un indirizzo comune ad altre aree del Partito. Ghedini per liquidare la credibilita' della d'Addario, sbandiera ai quattro venti che ha preso 7 preferenze quasi a fare capire che certe figure ci pensano poi gli elettori a trombarle. A me invece, pare ben piu' dignitosa la dichiarazione della stessa d'Addario, che consapevole della propria funzione, dice di essersi mossa quando ha capito di essere stata usata, facendo intendere che chi lo ha fatto non mantiene gli impegni assunti e di scrupoli etici ne ha proprio pochi in quanto persona. Il Premier ha gia' dichiarato che del fango su di lui ce ne sara' ancora e se lo dice lui credo che per una volta tanto vale la pena credergli. Intanto, assieme al suo Partito dovrebbe fare marcia indietro sul decreto "intercettazioni", che appare ogni giorno di piu' fatto a suo uso e consumo e poi dovrebbe rispondere alle legittime domande che gli sono state poste e che gli verranno poste sul suo caso, senza inventare ogni giorno nuove balle o nuovi complotti di fantasia. La similitudine piu' appropriata non mi pare quella della pagliuzza e della trave, ma quella degli scassinatori che alzano il volume della musica per non fare sentire il rumore del trapano che apre la cassaforte e per la prima volta dal 1973, sono d'accordo con quanto ha scritto Giuliano Ferrara.