martedì 25 agosto 2009

PADANIA IGNORANZA

La tendenza è prenderli in giro. Stabilito che ormai, ogni giorno che passa, la Lega si inventa una scemenza nuova, c’è la tentazione di buttarla sul ridere. L’ultima viene dal ministro leghista Luca Zaia, che vuole gli stemmi delle regioni e dei comuni sulle magliette delle squadre di calcio italiano. Per valorizzare il territorio. Eccerto. E poi vuole anche un’altra cosa: il tg regionale condotto in dialetto del luogo e non in italiano. Molto interessante. Uno si chiede: perché? Ma soprattutto: come gli viene in mente? Gli viene in mente perché la Lega è un partito arcaico e lontano dalla modernità. Un partito fatto da gente che ha paura, e ha paura perché non capisce, perché non ha strumenti per evolversi, perché sono ignoranti, perché hanno diffidenza verso il diverso, il diverso da loro, e quindi lo vogliono espellere dalla comunità. Il leghismo è una forma di razzismo imploso. Non è il razzismo di chi pensa di essere superiore agli altri, ma è il razzismo di chi ha paura che ti portano via quello che è tuo, è il razzismo del chiudiamoci nel paesello e difendiamoci da tutti. E rimaniamo immobili e non facciamoci notare.
La patria del leghista, lungi dall’essere l’Italia, non è neppure la padania, come sostengono loro. Il leghista ha una patria che alle volte non supera i duemila metri quadri della frazione in cui vive. Il leghista diffida di meridionali e stranieri perché in realtà diffida già di quelli del paese accanto, a un chilometro di distanza, e anche quelli sono diversi, perché parlano un dialetto che non assomiglia al proprio, e soprattutto perché sono quelli del paese accanto. Il leghista si unisce con il paesano del paese accanto solo se trova i Tartari fuori dalle mura. Solo se si inventa un nemico più grande, perché quelli che hanno una mentalità del genere diffidano di tutti. Persino delle loro famiglie. Il leghista che vuole film e ora telegiornali in dialetto per la verità non sa cosa sia il dialetto. Sa cosa è il suo dialetto, ma non immagina, o finge di non sapere, che il suo dialetto ha una portata territoriale di qualche chilometro, forse qualche decina di chilometri, perché poi il dialetto cambia, e alle volte da un paese all’altro neanche ci si capisce. Il leghista non vuole il federalismo, vuole la piccola patria, non è contro l’unità d’Italia, è contro i meridionali, innanzi tutto. Vuole l’autonomia e la valorizzazione regionale non per una missione culturale, ma perché può tirare su un muero altissimo e convivere con la propria ignoranza. E poi lo stemma comunale sulle maglie dei calciatori. Come se il calcio avesse bisogno di appartenenze, come se non si sapesse che a Torino la Juventus è seguita certo, ma che ci sono più juventini al sud piuttosto che al nord. Altro che stemma comunale. Le squadre sono il cuore dei tifosi, non l’appartenenza a una città. Padana ignoranza…

Roberto Cotroneo sull'Unita' del 25 agosto 2009

martedì 4 agosto 2009

ALITALIA CAI NON SI SA SE PARTIRAI

La Compagnia aerea potrebbe aver accumulato in pochi mesi un passivo pesante, che alcune indiscrezioni di stampa indicano in oltre 500 miloni di euro. La conseguenza sarebbe un profondo malumore tra gli azionisti ed in particolare di Air France. La società smentisce, ma alcuni indicatori mostrano problemi gestionali di non poco conto. Innanzi tutto i ritardi: la puntualità dei voli si ferma al 70 per cento nella media, ovvero aereo su tre, mentre all’aeroporto di Fiumicino il dato precipita al 56 per cento, lì quasi la metà degli imbarchi avviene fuori tempo massimo.
Alcuni sostengono che la debacle sia da addebitarsi ai servizi aeroportuali della capitale, ma alcune voci provenenti dal personale segnalano problemi relativi alla gestione degli equipaggi, alla piccola manutenzione (cambio gomme, schermi televisivi, agibilità delle toilettes), a difficolà persino nell’approvigionamento del cibo e dell’acqua.
In un comunicato, ieri, il sindacato Sdl faceva notare che la “riduzione nel medio raggio (Italia-Europa-Medio Oriente) in parte compensata però dalle sinergie messe in atto tra Alitalia ed AirOne, ed una fortissima riduzione dei voli intercontinentali” sono fin dall’inizio della tormentata vicenda della cessione alla ‘ex cordatata patriottica’ elementi di debolezza del piano industriale messo in piedi da Colaninno e Sabelli.
Per il sindacato “invece di aumentare l’attività nel settore Intercontinentale dove maggiore è la redditività e minore la concorrenza, si è scelto di depotenziarlo al massimo e privilegiare il Medio Raggio, soggetto alla concorrenza non solo dei grandi e dei medi vettori, ma anche delle agguerritissime e “poco regolate” low cost: a nostro avviso un vero suicidio industriale”.
La sigla sindacale, che non ha accettato gli accordi firmati dalle altre sigle, ha sostenuto poi che “anche la questione Milano/Roma ha prodotto il peggiore dei risultati. Si sta regalando il mercato del Nord ai tedeschi e non si è sviluppato neanche il nodo intercontinentale di Roma. Cosa diversa sarebbe stata un’alleanza (con Air France, con Lufthansa o con altro importante vettore) con l’impegno di sviluppare uno dei due grandi aeroporti italiani e/o decidendo preventivamente le destinazioni sulle quali Alitalia avrebbe avuto un contributo di passeggeri anche dall’alleato. Così si stanno invece regalando passeggeri che volano intercontinentale da una parte ai tedeschi (Lombardia e nord) e dall’altra ai francesi (gran parte del centro sud e parte del nord)”.
Colaninno smentisce con vigore, ma i rumors sull’arrivo di un sostituto di Sabelli in arrivo sono molti. Sembra che i soci non vogliano aderire ad un aumento di capitale ed inoltre la banca che ha in gran parte finanziato e voluto l’operazione, Intesa-San Paolo, vedrebbe al suo interno uno scontro tra l’amministrato delegato, Passera e il direttore del Corporate, Micciché.
Sdl, a conclusione della sua dichiarazione, ha detto: “Il quadro generale relativo ad Alitalia sta rapidamente cambiando, che nessuno faccia finta di nulla” ed il fatto risulta credibile.
Nello tesso tempo se non ci saranno novità significative relative al processo di compravendita di Atitech, a partire da venerdì prossimo, 31 luglio, l’azienda verrà chiusa. È quanto hanno detto i vertici dell’azienda in mattinata in un incontro Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Sdl intercategoriale, secondo quanto riferito dai sindacati.
“L’azienda - si legge in una nota congiunta delle organizzazioni sindacali - ha comunicato che per la drammatica situazione economica finanziaria venutasi a creare, non possono essere garantiti gli stipendi di luglio ai dipendenti. La situazione venutasi a creare in alcun modo può incidere in maniera cosi devastante sui 700 lavoratori che da un anno già stanno attraversando il calvario della cassa integrazione straordinaria, ragion per cui - prosegue la nota - verranno messe in campo tutte le iniziative atte a scongiurare questo assurdo scempio”.
Per questi motivi, i sindacati chiedono “un tempestivo intervento del governo e delle istituzioni locali affinchè vengano garantiti gli stipendi ai lavoratori e che si definisca improrogabilmente il nuovo asset industriale, condizione imprescindibile circa il futuro aziendale”. “In assenza di risposte certe e tangibili - hanno concluso le cinque sigle sindacali - tutte le istituzioni preposte si assumeranno le responsabilità delle pesanti ricadute che verranno determinate dalle inevitabili iniziative di lotta che hanno già avuto inizio da stamattina (ieri, ndr) con il blocco di tutto il settore aeroportuale”.
I media, che sono stati prodighi di notizie spesso inesatte durante la srammatica vicenda che ha portato alla cessione di Alitalia a Cai, oggi sono del tutto disinteressati ad informare l’opinione pubblica sulle consegenze dell’operazione voluta in prima persona dal presidente del Consiglio. Non si deve dimenticare che oltre diecimila lavoratori sono stati sacrificati nel presunto ’salvataggio’ ed i contribuenti si sono accollati quasi tre miliari di euro di debiti prodotti da anni di gestione ‘politica’ della Compagnia. Sarebbe ingiustificabile trovarsi di fronte ad una crisi a meno di un anno di attività.
Infine per i cassintegrati la vita è sempre più difficile. Le difficoltà di cassa producono costanti ritardi nell’erogazione della cigs. Alcuni giorni fa una dipendente ha scritto una lettera a ‘Il Messaggero’: “Che bella vita! Sono qui davanti al computer come ogni mese cercando di collegarmi col sito Inps per vedere comparire la mia cassa integrazione, sempre in ritardo, siamo al 21 luglio ancora deve comparire quella di giugno, la burocrazia…….ma l’ansia, la preoccupazione ci sta logorando ogni mese di piu, chissà se il Presidente Berlusconi quando ha deciso di “salvare” Alitalia con i suoi amici di cordata patriottica o di “merende” l’ha mai pensato questo!!!????
Ogni mese io e 6000 altre persone, pagate per “non fare niente” a cui è stato scippato un lavoro che ci gratificava e di cui andavamo fieri, attendiamo come fosse un’elemosina quello che ci è stato “generosamente elargito”, che arriva sempre in ritardo, per colpa di errori, di leggerezze, di inefficienze di chi della vecchia Alitalia deve mandare i files con i conteggi all’inps, ogni mese un problema, e ritardi a non finire.
E’ vita questa? Mandati in pensione anticipata senza volerlo, ancora “giovani” e per di più dovendo ogni mese fare i conti con un sussidio che è puntualmente in ritardo. I mutui, le bollette e tutto il resto non aspettano e stiamo pagando interessi passivi alle banche….. Siamo veramente sfiniti, esauriti!! Puniti per colpe non nostre ora vorremmo solo un po di serenità e visto che altri lavori a 40-50 anni è difficilissimo trovarli, chiediamo almeno regolarità nei pagamenti della cigs e non dover combattere ogni mese. Grazie per l’attenzione di chi vorrà pubblicarci, leggerci e ascoltarci. Alex cassaintegrata Alitalia (+altri 6000)”.

AGOSTO. SOLO FERIE O ANCHE SORPRESE?

Il caldo e l’estate sembrano aver nascosto del tutto i dati sempre più allarmanti sulla crisi italiana. Malattia non solo economica, ma anche politica.
Il ministro Tremonti forse non è un amministratore capace, ma la cosa sembra interessare poco agli italiani. La situazione delle finanze nazionali è disastrosa, non si trovano i soldi per l’essenziale, nel 2009 il debito è arrivato al 115,4 per cento e nel 2010 potrebbe arrivare ad oltre il 118 per cento.
I dati sono riferiti dalla Reuters, la più importante ed autorevole agenzia di stampa del mondo. Sempre secondo l’agenzia il deficit/Pil 2009 ha toccato il 5,3 per cento (dal precedente 4,6) e sarà al 5 per cento nel 2010. Il deficit strutturale si collocherà nel 2009 al 3,1 per cento e al 2,8 nel 2010, per poi scendere (forse) gradualmente al 2,2 nel 2013.
Il Pil è fissato nel 2009 al meno 5,2 per cento, mentre nel 2010 dovrebbe salire dello 0,5. L’economia dovrebbe poi crescere del 2 per cento dal 2011 al 2013. Il saldo primario è al meno 0,4 per cento nel 2009, dovrebbe andare allo 0,2 nel 2010 e in graduale ripresa fino a quota 3,5 nel 2013.
Disoccupazione e cassa integrazione sono in crescita, è ricominciata l’emigrazione dal sud Italia, il lavoro non si trova, centinaia di migliaia di giovani sono a spasso.
Però la spesa pubblica è aumentata in un anno del 4,9 per cento, ovvero di 35 miliardi di euro. Si tratta di quello che spende per motivi ordinari la Pubblica amministrazione.
Una parte di questi numeri da ‘fallimento’ (se lo Stato fosse un’azienda) sono condizionati dalla crisi mondiale, ma nulla il governo ha fatto per rilanciare l’economia. Si pensi che con 35 miliardi di spese in più, si sono impiegati per aiutare lo sviluppo solo tre miliardi, ovvero lo 0,2 del Pil, mentre gli altri Paesi dell’Ocse hanno investito il 3 per cento.
Il Waterloo è evidente a prima vista, ma i telegiornali si dilungano su incendi, previsioni metereologiche, sagre estive. E siccome è la televisione a formare l’orientamento dell’opinione pubblica la stragrande maggioranza degli italiani non si rende conto di essere in una situazione drammatica.
Intanto sul piano politico si sviluppano strane polemiche, ultima quella tra la Lega ed il Pdl sulla follia dell’Afghanistan, che rischia di travolgere il nostro contingente impegnato laggiù. Un conflitto (non in una missione di pace) cominciato nell’ottobre 2001, poco dopo gli attentati dell’11 settembre, e senza soluzioni, poichè i talebani sono sempre più forti e di soluzioni non se ne vedono all’orizzonte.
Bossi ha scoperto che potrebbero annunciarsi attacchi violentissimi alle truppe italiane e conoscendo bene il suo elettorato ha capito di doversi tirar fuori dal problema, perchè l’opinione pubblica potrebbe non capire ed il suo partito perdere voti e consensi.
Il Pd è dilaniato da uno scontro interno sempre più duro e Berlusconi sembra aver perso gran parte del consenso (anche quello tiepido) dei cosiddetti ‘poteri forti’. Non certo per le sue pateriche avventure erotiche, ma a causa di una attività di governo che rischia di mettere definitivamente in ginocchio l’economia nazionale e quindi anche chi non ha acuna intenzione di vedersi ridimensionato in potere e ricchezza.
Così agosto potrebbe non essere il mese delle ‘vacanze’, ma quello degli intrighi. Perchè mettere in un angolo in Cavaliere, trovare un ‘tecnico’ per formare un esecutivo di ’salvezza nazionale’, liberarsi dai condizionamenti ideologici della Lega ed evitare che nel Mezzogiorno si sviluppino temibili spinte autonomiste, mettere Tremonti in cassa integrazione e trovare un modo per arrivare ad un equilibrio più moderato ed efficiente è di certo nei sogni di non pochi abitanti del Palazzo.
La partita è difficile: all’opposizione non c’è nessuno in grado di trattare, nell’attuale maggioranza la debacle di Berlusconi fa paura a molti colonnelli, che con la caduta del premier tornerebbero in un certo oblio, essendo in gran parte persone senza capacità e qualità.
Così mentre il gossip sulle escort si trascina stancamente alcuni, più seri, potrebbero essere occupati a trovare una soluzione per superare lo stallo. Ci riusciranno?