Dal Blog il Popolo Sovrano del 2 luglio 2010.
Alcuni professionisti del mestiere, quello politico, iniziano a dare per certo che la trattativa tra Stato e mafia negli anni delle stragi del ’92 e del ’93 sia avvenuta. Per il presidente della Commissione Antimafia Beppe Pisanu “è ragionevole ipotizzare che nella stagione dei grandi delitti e delle stragi si sia verificata una convergenza di interessi tra Cosa Nostra, altre organizzazioni criminali, logge massoniche segrete, pezzi deviati delle istituzioni, mondo degli affari e della politica”. E a chi, come il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, chiarisce che “le teorie sono belle ma nei processi si ha bisogno delle prove giudiziarie”, Pisanu risponde che la sua relazione “è soltanto politica e non ha la benché minima pretesa di stabilire verità giudiziarie”. Come a dire che sul piano politico che sia successo qualcosa è ormai fuori di dubbio.
Verrebbe spontaneo porsi delle domande. Quali sono questi pezzi di istituzioni? Quali sono questi politici? In un Paese in cui le facce dei potenti sono le stesse da decenni, i protagonisti di quel patto continuano a svolgere il loro ruolo nel Palazzo?
Questa notizia non ha avuto un minimo spazio sui titoli dei telegiornali, e anche di alcuni giornali. Troppo impegnate al gossip le tv per badare anche al problema mafia? Forse, ma ad un certo gossip, dato che della notizia (di un giornale brasiliano) di un party con ballerine brasiliane organizzato per e da Berlusconi durante la sua recente visita a San Paolo, non vi è traccia.
E anche di quella del consigliere provinciale romano del Pdl che dopo un festino a base di trans (Alemanno e Berlusconi saranno su tutte le furie) e cocaina si è affacciato al balcone e ha improvvisato un comizio.
Lungi da me addentrarmi nel complesso tema della disinformazione dilagante in Italia, ma certo che se il fondamento dell’egemonia berlusconiana, culturalmente intesa, non è da ritrovare nel palese conflitto d’interessi del presidente del Consiglio, poco ci manca.
Un’espressione, conflitto d’interessi, che oltre a spaventare a morte inspiegabilmente tutto il Parlamento, e non solo i diretti interessati come ci si dovrebbe aspettare, è stata sminuita dai politici e dagli elettori del centrodestra in quanto, ignoranti di cosa succede nelle democrazie occidentali, è solo “un’invenzione dei comunisti”. Ma è stata anche esaltata spesso ingenuamente e irrazionalmente dal mondo di sinistra, quello che smanetta e domina su internet. Perché se qualcuno dice che il Tg1 ha riferito che “Dell’Utri è stato assolto” (incanalando centinaia e centinaia di commenti indignati), io mi aspetto di ascoltare un giornalista del servizievole giornale di Minzolini dare questa notizia, e non di sentire il giudice che legge la sentenza.
Per quanto ognuno di noi possa desiderare vedere Dell’Utri nella cella affianco a quella di Totò Riina, infatti, la sentenza di tre giorni fa assolve l’imputato dalle accuse per reati successivi al 1992. E non possiamo permetterci, fiduciosi come siamo dell’operato della magistratura, di gridare allo scandalo dell’informazione manipolata anche se un tg mostra la lettura di una sentenza.
Piccoli particolari, che colgo spesso in giro, e che riporto. Tafazzismo? Autolesionismo? No, diciamo una riflessione, affinché si cessi di rispondere all’azione con una reazione uguale e contraria e di diventare, lentamente, uguali a loro.
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