mercoledì 15 aprile 2009

MA COSA STA SUCCEDENDO IN ITALIA?

Il via lo ha dato Fini in visita alle tendopoli degli sfollati, con una affermazione lapidaria. L’inchiesta di Santoro sul terremoto in Abruzzo e’ stata “indecente, “l’unica cosa stonata in questa tragedia”. Subito Berlusconi, Gasparri ed i giornali militanti, sono scesi di ronda con il cappio in mano, a pretendere la testa del giornalista quale necessaria soluzione per riportare la programmazione Rai ad indirizzi etici. Dal canto loro, i nuovi vertici Rai hanno gia’ deciso (in assoluta autonomia e senza condizionamenti di sorta tantomeno politici), di aprire una inchiesta.
E gia’, perche’ quando tanti autorevoli leaders di un partito politico che secondo i sondaggi viaggia verso il 50% dei consensi, si riconoscono appieno nelle cose dette da Fini, queste non sono piu’ semplici opinioni, ma oggi diventano sacrosante verita’ condivise da almeno la meta’ del popolo italiano. E la verita’ deve sempre trionfare contro la menzogna, come la ragione contro l’ignoranza, il progresso contro la barbaria, il bene contro la malvagita’. E poi si tratta di un coro talmente intonato, che di fronte ad una tragedia di queste dimensioni anche la protesta di indipendenza dell’informazione da parte di qualche pesce fuor d’acqua appare fuori luogo e pretestuosa. La soluzione e’ solo nell’agire con determinazione e la necessaria durezza, per venire incontro al senso comune della gente e rendere giustizia alle vittime.
Ho visto la trasmissione di Santoro sul terremoto e non mi e’ apparsa indecente. Ritengo, come molti osservatori esteri, che l’indecenza sia stata superata in questa occasione da altri, a partire dalle dichiarazioni del Premier che proprio mentre Fini cantava, ha affermato testualmente in conferenza stampa “di avere giurato sulle bare delle vittime che nessuno degli sfollati sara’ lasciato solo”. L’indecenza e’ stata superata dalle reti Rai e Mediaset che hanno mollato incapaci a cercare servizi ad ogni costo (puntualmente trasmessi senza tagli ne’ commenti) e non inviati stampa per riferire fatti. In questi giorni, le reti televisive italiane tra una magnificazione e l’altra del Premier e dei soccorritori, ci hanno mostrato porcherie immonde. Si sono visti sfollati che dormivano in auto, importunati da fari cineprese e microfoni per sentirsi chiedere “come sta?”, “lei dov’era?”, “quanti morti ci sono secondo lei sotto quella casa?”, oppure “ questa sera lei andra’ in tenda o in albergo?” E tante altre, eticamente ancora peggiori, come il servizio del telegiornale Rai Uno, che non ha trovato notizia piu’ importante da riferire con enfasi agli italiani di quella sui records di odience battuti dalla testata giornalistica, grazie ai suoi servizi sul terremoto.
A me sembra invece che la trasmissione di Santoro ha messo sul piatto verita’ sacrosante e sottaciute dai piu’. La prima consiste nel fatto che questa tragedia mette in primo piano i peggiori vizi di costume che dominano prepotentemente la societa’ italiana di oggi. In Italia infatti, nonostante una legislazione antisismica particolarmente avanzata, nel 2009 solo il 15% delle abitazioni e’ a norma ed esistano oltre 2 milioni di edifici abusivi. Nel Mondo, o almeno dove l’informazione fa il suo lavoro, questa e’ la notizia di base, per approfondire il perche’ dell’accaduto. Infatti, e’ scientificamente provato che il terremoto non ha natura divina ne’ tantomeno che sia imputabile al destino ed e’ anche provato che il terremoto non uccide nessuno. Per ricondurci all’ambito corretto per affrontare quanto e’ accaduto in Abruzzo, ci ricordava un tecnico a Ballaro’, che anche il piu’ violento dei sismi, se avviene nel deserto, non provoca vittime. Le vittime ci sono soprattutto quando le persone sono colte di sorpresa, non hanno tempo per fuggire e rimangono schiacciate dai crolli delle abitazioni. E negli ultimi cent’anni gli italiani morti per colpa dei crolli avvenuti durante i terremoti, sono centinaia di migliaia, piu’ che nella Prima Guerra Mondiale. Gli insegnamenti e la memoria di questi eventi, dovrebbero quindi meritare perlomeno la stessa attenzione storica e culturale, per perseguire coralmente e tenacemente il minor danno possibile nella prossima occasione, visto che siamo certi che ci sara’. Ma in Italia questo non avviene e si agisce solo sull’onda dell’emozione. Negli ultimi cinquant’anni, sono stati predisposti i sistemi di rilevazione sismica, mappature che individuano il grado di rischio di tutto il territorio nazionale; e’ stata istituita la protezione civile con competenze di prevenzione e soccorso e si e’ legiferato in materia in termini sempre piu’ adeguati. Ma nell’insieme, tutto questo e poco, molto poco rispetto a quello che si poteva e doveva fare. Anche in Giappone, in California, in Cina ed in Russia, hanno dovuto fronteggiare situazioni simili o anche peggiori. Ma quasi ovunque, da molto tempo hanno portato, con impegni politicamente bipartisan e gradualita’ l’intera societa’ ad adeguarsi. Sono partiti dalle nuove costruzioni, fissando regole per le localizzazioni, gli insediamenti, le costruzioni i materiali, hanno adeguato o spostato gli edifici strategici e sensibili, hanno adeguato gli edifici storici. Poi per gli edifici civili hanno deciso piani mirati, adeguamenti obbligatori e anche demolizioni obbligatorie. Ed oggi quei territori sono ancora densamente abitati, ma le costruzioni esistenti reggono l’impatto sisimico. In parallelo hanno educato le popolazioni interessate a comportamenti virtuosi e consapevoli. Per questo, da quelle parti oggi, terremoti della forza di quello avvenuto in Abruzzo, non provocano quasi mai vittime o crolli. In Italia, come in Grecia, invece, purtroppo non e’ cosi’. Quindi i politici di tutti gli orientamenti, nazionali e di periferia, quando in Italia avvengono catastrofi del genere, dimostrano esempio etico se riflettono sulle proprie molteplici e gravi responsabilita’; se si coprono il capo di cenere e chiedono scusa senza giustificazioni ai cittadini. Ma questo, solo dopo aver fatto bene il proprio dovere, e cioe’ il possibile per salvare ed assistere le vite umane. In questi casi un obbligo etico senza eccezioni, dovrebbe riguardare l’esigenza di apparire solo quando e’ inevitabile e soprattutto mai in termini cosi’ asfissianti come e’ avvenuto questa settimana. Il rispetto per il dolore delle vittime e delle popolazioni colpite, e’ compatibile solo con presenze contenute e non invadenti, veri e propri falli a gamba tesa da sancire con l’espulsione. Questo riguarda sopratutto le reti televisive Rai e Mediaset ed il taglio scelto dalle testate giornalistiche militanti. La notizia da raccontare e’ data dalla enormita’ di vittime e dal dolore delle popolazioni e questo tema va sviluppato con professionalita’ ed impegno entrando anche nell’infinita’ di aspetti specifici che la notizia alimenta. Ma quando si decide di pubblicare le cose per come arrivano, senza un filtro ed un montaggio, oppure di soffermarsi in termini ossessivi a dare spazio ad alcuni aspetti della notizia e non ad altri, allora il comportamento professionale ed etico de giornalista, diventa discutibile. Uno di questi temi e’ l’insistenza a volere documentare l’impegno napoleonico del Premier in questa vicenda, che riferisce giornalmente addirittura sul numero di tende, letti e volontari a disposizione e qualita’ dei pasti, cercando di coniarsi una medaglia da applicare sul prossimo programma elettorale. Di peggio. Si vuole fare intendere all’opinione pubblica, che l’operato di questo Governo e’ senza macchia e quindi anche senza responsabilita’ alcuna. E non puo’ avere diritto d’ascolto o di parola chi afferma il contrario, perche’ racconta solo falsita’ e dimostra mala fede strumentale. Questo impianto e’ di una violenza culturale inaudita, perche’ vuole imporre i vincoli e temi all’intera discussione politica. E’ una manifestazione da quarto potere, attuata con tecniche precise di propaganda, secondo la quale si stabiliscono dall’alto le cose che si possono criticare e quelle che non si possono criticare. E’ come una cappa che pesa contro tutti quelli che non sono nel coro ed e’ una palla al piede per lo sviluppo civile di una qualunque comunita’. Sono cose gravi quando albergano all’interno di un partito, ma diventano terribili quando si affermano da parte di un partito, anche quello del 51%. E questa sensazione genera la convinzione che l’Italia non sia dei cittadini, perlomeno in questo momento. Se sono rimasti uccisi un numero cosi’ elevato di esseri umani, la responsabilita’ non e’ del terremoto ma di altri esseri umani siano essi dei potenti o dei semplici geometri, che hanno progettato, costruito autorizzato, pianificato l’edificabile, senza avere come priorita’ mentale e del proprio agire, il rispetto dei vincoli naturali e delle leggi insistenti sui territori. Poi la magistratura stabilira’ se ci sono stati anche delitti e se si’ quali pene infliggere ed a chi. E la cultura dei condoni, come l’eccesso di tolleranza verso l’abusivismo edilizio, scoprono in questo casi, la loro vera natura criminale.
Poi la trasmissione di Santoro ha messo il dito su di un secondo punto, quello dei ritardi. Ed anche qui ancora cori a non finire per sostenere il contrario. Eppure lo sanno anche i sassi che in Italia la manutenzione delle abitazioni e’ a dir poco scadente, mai legata a scadenze periodiche e quasi sempre legata ad ampliamenti edilizi (una veranda, una camera o un piano in piu’). Inoltre l’Aquila e’ in una zona considerata ad alto rischio sismico. Li’ la terra stava tremando da mesi e tremera’ ancora per diverso tempo. Passi per la sorpresa (anche se in guerra la sentinella che dorme di regola viene processata e fucilata), ma a l’Aquila come altrove, la protezione civile italiana non ha ancora predisposto ed attuato piani preventivi obbligatori di addestramento per le scuole, le fabbriche, i centri commerciali, gli uffici e la popolazione, esattamente come hanno imparato a fare da molto tempo i giapponesi, ed i russi sulle Isole Kurili e neppure piani di verifica ed adeguamento obbligatori dei presidi essenziali, o degli impianti a rischio. Credetemi; nel Mondo il fatto che a l’Aquila siano praticamente crollati l’Ospedale e la Prefettura e’ di per se’ una notizia sbalorditiva per il senso comune dei piu’ . In Giappone poi, hanno deciso di recente, di realizzare in tre anni l’ultimo piano nazionale quinquennale antisismico, proprio per combinarlo con una azione decisa contro la crisi economica. Si noti che un fatto come questo in Giappone non e’ nemmeno una notizia, perche’ la notizia e’ data dalla fortuna di potere utilizzare una opportunita’ di questo tipo, per poter rendere piu’ efficace l’azione contro la crisi economica. Troppo spesso pero’ si rifiuta questo piano di discussione e si tronca il discorso con il classico luogo comune che da loro le cose vanno cosi’ perche’ hanno un’altra cultura, che e’ come dire che in Svizzera i treni arrivano in orario perche’ non hanno tutti i problemi che abbiamo noi. Ma sarebbe meglio convincersi che loro l’altra cultura sono riusciti a costruirsela, sostituendo per esempio la cultura del fare con quella del fare bene e facendo seguire alle parole dei programmi, leggi e le realizzazioni previste. In Italia invece, sosteniamo la giusta necessita’ di stimolare l’edilizia per rispondere alla crisi economica e riavviare lo sviluppo, ma abbiamo la testa altrove e pensiamo ad un piano in piu’, una camera in piu’ a nuove abitazioni. E tutte le occasioni sono buone: i giovani che non possono comprare la casa, gli sfrattati, decorose dimore per gli immigrati regolari e cosi’ via. Ci piace nascondere i nostri vizi dietro il volgare luogo comune che “bisogna fare cose e non chiacchierare e che si puo’ fare tutto solo dando al Premier una “bacchetta magica”, quasi a fare capire che in Giappone sono piu’ fortunati di noi. Sono senza inquilini sfrattati, giovani senza casa, immigrati da sistemare e quindi possono tranquillamente pensare agli adeguamenti delle leggi contro i terremoti.
Invece, proprio per il credito storico culturale che il Mondo riconosce all’Italia, all’estero sorprende molto vedere che proprio in Italia non vengono fatte cose vitali, come quella di fissare vincoli inderogabili di compatibilita’ con la natura, come regola dello sviluppo insediativo da perseguire, che sembra invece affidato di regola al caso. Nel Mondo tutti conoscono il Vesuvio e tutti vedono come quell’area rimane densamente abitata e che l’urbanizzazione da quelle parti, continua ancora oggi. E per molti non ci sono spiegazioni comprensibili, per questa come per altre contraddizioni italiane evidenti. E poi, come nei principali paesi civili, anche in Italia l’abusivismo edilizio e’ considerato un reato penale, ma nonostante questo, e’ noto che non si sequestra quasi mai nulla e si demoliscono solo le baraccopoli dei poveri Cristi che vivono ai margini delle metropoli. Per gli italiani “la cementificazione” non e’ un vizio capitale equivalente alla associazione a delinquere, ma sembra quasi una virtu’, propria di chi si adopera per le sviluppo ed il progresso. E sono di questa perversa opinione, soprattutto tanti politici (anche tra quelli della tolleranza zero), nelle cui menti albergano in modo diffuso tolleranza a go-go e complicita’ clamorose. A partire dai politici nazionali, che per una ragione o per l’altra, hanno rifilato criminali condoni su condoni. E cosi’ all’estero quando l’Italia balza all’attenzione per vicende come questa del sisma in Abruzzo e si vedono le furibonde discussioni dei programmi italiani si pensa subito al melodramma a Toto’ e troppi comportamenti risultano censurabili e incomprensibili. Quando poi si argomenta che i clamorosi ed evidenti ritardi degli adeguamenti imposti dalle norme antisismiche italiane (e non europee) dipendono dal fatto che in Italia ci sono tanti monumenti storici e tante abitazioni costruite prima della legislazione, si sta offendendo il buon senso comune, perche’ monumenti storici ed abitazioni costruite precedentemente esistono ovunque, anche nei paesi dove gli adeguamenti vengono fatti. All’estero poi, notizie come quella della condanna dei dirigenti della Calcestruzzi perche’ hanno prodotto e venduto per anni calcestruzzo “depotenziato” (un elegante specifico neologismo giuridico per far rientrare le colpe nella categoria dei ladri e non dei truffatori) per dividersi i ricavi con la Mafia siciliana, combinate con le terribili immagini del terremoto, porta subito alla mente quale grado di sicurezza sara’ dunque garantito nelle grandi infrastrutture italiane ed appare incredibile constatare che in Italia nessuno se ne preoccupi. La stessa notizia, combinata con la posizione dell’Italia (ritenuta dai piu’ fiscale) di difendere il principio che nei succhi di frutta deve essere contenuta una percentuale obbligatoria di arance, convince molti nell’idea che in Italia ci sono sempre due pesi e due misure. Di peggio, tra una incomprensione e l’altra succede che si mescolano troppe cose tra loro, ed una convinzione giusta e diffusa come quella che in Italia c’e’ troppa Mafia puo’ facilmente portare all’affermazione che gli italiani sono tutti un po’ mafiosi. Quando lo scrive un giornalista tedesco o lo afferma un politico straniero di terz’ordine (cosi’ non fu infatti quando Nixon affermo’ che gli italiani lui li riconosceva dall’odore), i giornalisti italiani insorgono in coro e gridano subito al razzismo. Ma farebbero bene ad insorgere con la stessa energia, anche contro l’Onorevole Mussolini quando afferma a Porta a Porta (e senza smentita) che i rumeni vengono in Italia per stuprare le nostre donne italiane, visto che quelle dichiarazioni hanno fatto il giro del Mondo.
Qui a San Pietroburgo c’e’ un piccolo giornale che da anni promuove una vera e propria campagna di stampa, contro i responsabili dell’inquinamento nucleare del Golfo Baltico, dovuto ai sommergibili della flotta di stanza a Kronstadt e preposti ancora oggi alla difesa nazionale. Eppure, il Presidente della Camera russo non e’ mai intervenuto. E neanche il Sindaco di Pietroburgo si permette di dichiarare che quel giornale e’ indecente. A nessuno e’ venuto in mente di ritirargli la licenza. Eppure i giornalisti italiani dei giornali e della televisione, quando parlano di Russia invocano sempre e comunque in coro la liberta’ di stampa negata. Allora perche’ lo stesso coro non lo rivolgono oggi a Fini, considerato che si sentono depositari del concetto di liberta’?. Che non sia vero in fondo, che in Italia oggi si predica bene ma poi si razzola male?
Pier52

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