Il Times due giorni fa, e' uscito con una notizia che ha fatto il giro dell'Universo. Il contingente italiano in Afghanistan, si assicurava uno stato di non belligeranza con i capi talebani, pagandoli. Subito il ministro La Russa ha bollato la notizia come spazzatura, menzogne anti-italiane di un 'editore anti berlusconiano. Ha minacciando querela o sua o del Governo, ma tempo poche ore ed e' intervenuto Cossiga per sdrammatizzare e poi addirittura Rutelli ed anche il generale Angioni, per sostenere che quando l'obbiettivo consiste nell'aiutare la popolazione come nel caso del nostro contingente, sono lecite anche iniziative simili, perche' consentono il risultato. Anche d'oltre manica si sono levati osservatori inglesi per supportare questa tesi. Il Times, pero', ha raddoppiato il giorno seguente, sostenendo che il comportamento dell'intelligence italiana e' generalizzabile anche ad altre situazioni sullo stesso fronte di guerra. Lo stesso comportamento che ci imputarono a bassa voce gli americani in Irak, ai tempi del sequestro Sgrena. In sostanza, la tesi e' che noi italiani siamo sleali verso i nostri alleati. Cioe' pur facendo parte di una missione della Nato assumiamo in autonomia iniziative dannose per gli alleati. Nella fattispecie, ci costruiamo una posizione privilegiata a danno degli altri, a causa di vizi culturali come quello di pagare il pizzo pur di godere di una tranquillita' vantaggio. Una risposta a distanza alla propaganda del Ministro La Russa, che piu' volte a Porta a Porta ha sottolineato come il rapporto costruito dal nostro contingente in Afghanistan con la popolazione civile, non ha eguali rispetto al contesto operativo dei contingenti di altri Paesi, grazie alla particolare professionalita' dei nostri militari.
Ma l'accusa centrale che sottintende il Times e' sopratutto un'altra.
Nel caso di specie, infatti, la slealta' italiana raddoppia, perche' con quei pagamenti sistematici ai capi talebani, oltre ad assicurarci una posizione di favore tacendola agli alleati, l'abbiamo taciuta anche al contingente francese che ci ha sostituito. I francesi, hanno assunto la posizione sulla base dello stato di fatto, e quindi valutando il grado di pericolo ridotto, dopo la presenza italiana. Errore imperdonabile che e' costato loro una feroce imboscata, dove sono morti 10 ragazzi, vittime dei trucchi e delle furbizie altrui. In guerra, chi fissa il limite dell'autonomia dei comportamenti tra gli alleati e' il comando militare ed in questo caso il Comando Nato. Uscire da quei limiti sostenendo che lo si fa per costruire un rapporto piu' corretto con la popolazione, non esime chi lo fa da una accusa infamante di intelligenza con il nemico, che sempre in guerra e' punita con la fucilazione, sopratutto quando geenera tragedie come quella della morte dei 10 ragazzi francesi.
Mi chiedo: cosa restiamo a fare in Afghanistan? Anziche' tuonare sulla anti italianita' degli anglosassoni, non faremmo meglio a ritirarci, prima di fare altri danni alla coalizione? Se non siamo capaci di rispettare le regole e comportarci con disciplina, perche' vogliamo rimanere su di un fronte di guerra, raccontandoci per giunta che siamo in missione di pace?
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