di Raniero La Valle
Con le grandi celebrazioni per Craxi, dieci anni dopo la sua morte in contumacia ad Hammamet, la destra berlusconiana ha rivendicato la sua vera ascendenza, dissipando gli equivoci che potevano essere stati ingenerati da precedenti annunci, o meglio da precedenti vanterie. I veri precursori di Berlusconi non sono né Sturzo – anche lui andato in esilio ma non come latitante – né De Gasperi – anche lui processato e condannato ma da un tribunale fascista – e tanto meno Aldo Moro che vittima sacrificale e martire della politica lo è stato davvero; il vero iniziatore dell’era berlusconiana è stato Bettino Craxi.
Lo è stato in un senso materiale, perché senza il decreto con cui il presidente socialista dette il potere televisivo alla Fininvest, Berlusconi non avrebbe potuto avere la fama ed i soldi per intraprendere la sua avventura politica; e lo è stao in senso politico, perché senza la demolizione dei grandi partiti di massa, la DC e il PCI, tenacemente perseguita da Craxi (che amava invece Proudhon), senza la decisiva sconfitta inflitta ai lavoratori con l’abolizione della scala mobile, senza la riforma in senso decisionista dei regolamenti parlamentari, e senza il precedente di un partito-spettacolo, con la sua corte, come ironizzava Formica, in cui c’erano meno politici che ballerine, un fenomeno come Forza Italia e un governo come quello che abbiamo non sarebbero stati possibili.
È chiaro che il movente della glorificazione postuma di Craxi (i discorsi, le strade, le celebrazioni TV) è stato tutto e immediatamente politico: si trattava di fare dell’esule di Hammamet la prima vittima ingiustificata caduta sotto i colpi di una magistratura uscita dalla soggezione al potere politico; si trattava di reclamare l’immunità del potere, esattamente come Craxi aveva fatto con due discorsi alla Camera, in cui non aveva negato i reati, ma li aveva trasformati in problemi politici; si trattava di rivendicare il diritto per i politici in carriera di sottrarsi in ogni modo – con la latitanza, con il legittimo impedimento, con i processi brevi o addirittura non celebrati – al giudizio di magistrati interpreti della legge ma non eletti dal popolo.
Per fare questa operazione era necessario montare la novità mediatica di un Craxi ingiustamente perseguitato, sorvolare sulle condanne da lui subite in regolari processi, e ignorare che i fatti a lui imputati non erano stati solo quelli del finanziamento illecito dei partiti, ma anche la corruzione e il lucro privato. Non c’era dunque da fare alcuna apologia; sicché anche la consolazione offerta da Napolitano nella sua lettera alla vedova di Craxi, secondo cui il peso della responsabilità per i fenomeni degenerativi del sistema politico era caduto su di lui “con durezza senza eguali”, è sembrata eccessiva.
Si è sostenuto però che, a parte la questione giudiziaria e il triste epilogo, Craxi deve essere ricordato per la sua opera di statista. Certo che in questa ci sono state, come pure è stato detto, luci ed ombre. Luce fu la difesa della sovranità nazionale che egli fece contro gli americani a Sigonella, ma notte fonda fu la sua caparbia decisione di fare installare i missili nucleari a Comiso. Con quell’atto l’Italia si sposava al demone nucleare, e diventava potenzialmente genocida (l’obiettivo assegnatole, se ci fosse stata la guerra, era l’Ungheria).
Si è lodata quella sua scelta; senza di lui i missili in Sicilia non ci sarebbero stati, e senza i missili a Comiso non ci sarebbero stati neanche i Pershing 2 in Germania perché, come poi si è saputo, la Germania, se fosse stata sola, non li avrebbe accolti. Può darsi, come molti dicono, che se quei missili non fossero stati messi, l’economia sovietica non sarebbe stata travolta dal dissesto per le spese della corsa agli armamenti, l’URSS non sarebbe crollata, e la guerra fredda non sarebbe finita.
Ma era davvero questo l’unico modo in cui la guerra fredda doveva finire? Non si erano avviati, proprio in quegli anni, diversi e più civili modi per uscire dalla contrapposizione dei blocchi?
Non si era avvistata, come possibile, la pace “in un mondo senza armi nucleari e non violento”, come diceva Gorbaciov?
E il mondo che è succeduto a quello che allora finì, questo mondo attuale senza guerra fredda ma con vere guerre perpetue e infinite, un mondo senza Marx ma anche senza Proudhon, è davvero un mondo migliore?
(25 gennaio 2010)
Credo che il berlusconismo, indubbiamente figlio del craxismo, possa essere un fenomeno politico legato all'uomo berlusconi. Pericoloso si, anzi pericolosissimo. Berlusconi, megalomane e bisognoso di cure psichiatriche come dice la oramai ex-moglie, è disposto a tutto pur di mantenere il potere. Anche ad instaurare una dittatura, come si evince dai suoi comportamenti. Grazie anche all'anagrafe finirà. Il craxismo invece è diventato un modo di fare politica da parte di quella che genericamente chiamiamo "casta". Fare politica facendo finta di farlo per "il bene comune" ma in realtà solo per la gestione del potere finalizzata unicamente ai propri interessi personali, utilizzando qualsiasi metodo, onesto o disonesto. Il craxismo è una ulteriore degenerazione culturale e valoriale della partitocrazia contrapposta alla democrazia. Credo purtroppo che il 90% dei nostri politici in carica ed aspiranti futuri leader, ovunque, siano craxisti.
Berlusconi è diventato ciò che è diventato perchè Craxi ha sistematizzato il vecchio doroteismo democristiano, andreottiano, secondo il celebre detto "il potere logora chi non ce l'ha".
Craxi ha fatto accettare come prassi politica il mentire spudoratamente, il cinismo, il disprezzo della democrazia, il diritto per i politici all'impunità. Il diritto per i politici di violare le leggi. Il rubare come status normale per un politico, di cui nessuno deve più scandalizzarsi, perchè tutti i politici, rubano. Altrimenti non si potrebbe fare politica.
Purtroppo il craxismo sopravviverà anche a Berlusconi.
Solo una grande rivoluzione culturale nelle nuove generazioni potrà abbatterlo.
A noi "vecchi" non rimane che ricordare che si può fare politica anche per spirito di servizio. Perchè si vorrebbe un mondo migliore e più giusto.
Ce l'hanno insegnato i nostri padri ed i nostri nonni. Quei quattro gatti che hanno resistito al fascismo quando la notte era appena iniziata e non se ne vedava la fine. Quando scelsero comunque di RESISTERE anche se pareva che non ci fosse nessuna speranza.
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