giovedì 4 febbraio 2010

LA VERGOGNA DEL LEGITTIMO IMPEDIMENTO.

Da Inviato Speciale del 4 febbraio 2010.

Il disprezzo del governo e della maggioranza nei confronti della Costituzione, dei cittadini e della giustizia ha segnato un nuovo capitolo. Ieri alla Camera è passato il cosiddetto ‘legittimo impedimento’, che permette al premier ed ai ministri ‘imputati’ di avvalersi di giustificazioni per non presentarsi davanti ai giudici.
Sono i numeri della votazione a descrivere pù di qualunque altra parola lo stato in cui versa la democrazia in Italia: 555 votanti, 316 si, 239 no, 40 astenuti. Lo scarto di 77 voti mostra l’abissale vantaggio del centro destra.
Al Senato, intanto, va avanti il processo breve e le conseguenze del combinato disposto dei due marchingegni sono chiare: si allungano i tempi dei processi fino ad arrivare alla loro estinzione. Meglio, si allunga il tempo dei processi a Berlusconi per arrivare alla loro estinzione. Un’aria da dittatura sudamericana d’altri tempi ha cominciato spirare per le strade d’Italia.
La nuova scappatoia, non deve essere dimenticato, è stata ‘pensata’ dall’Udc, che ha soccorso il presidente del Consiglio, salvo poi accorgersi che la maggioranza aveva reso il ‘lasciapassare’ preparato per il Cavalire un salvacondotto per l’intero governo e decidere all’ultimo momento di astenersi.
In Aula, a differenza della consuetudine, erano presenti molti ministri, pronti a votare per garantire l’impunità non solo al Capo, ma anche a se stessi. Il Parlamento ha scritto una nuova pagina nera, l’ennesima.
Il ‘legittimo impedimento’ con molte probabilità sarà bocciato dalla Consulta, perchè rendendo i cittadini ‘diversi’ di fronte alla legge viola palesemente la Carta. Ma intanto il presidente del Consiglio guadagna tempo.
Il dibattito sul voto è stato brevissimo e di scarsissimo interesse. Sono da sottolineare le parole del leghista Cota, che ha decritto con molta fantasia le legislazioni straniere. Ha detto il parlamentare ‘celtico-padano’ che in Francia, Spagna, Stati Uniti e Germania sono in vigore norme analoghe al ‘legittimo impedimento’, che tutelano il primo ministro o il presidente dai processi durante il proprio mandato.
Sarà bene riassumere allora la situazione negli altri Paesi democratici.
In Francia non esiste alcuna protezione per i ministri. La Costituzione prevede, nell’articolo 26, che un parlamentare non è responsabile “per opinioni o voti espressi nell’esercizio delle sue funzioni”, non per reati comuni come sono quelli per i quali è accusato Berlusconi. Anche per i ‘reati di opinione’ gli eletti non sono coperti dall’immunità se al di fuori delle istituzioni commettono illeciti. Per esempio diffamano un collega in un articolo su un giornale o fanno dichiarazioni illecite in riunioni private o pubbliche. Restano fuori dall’immunità anche atti compiuti per incarico del governo. Non è necessaria alcuna autorizzazione della Camera per l’esercizio dell’azione penale – modifica costituzionale del 1995 – ma l’assemblea può sospenderla, come per l’arresto, per la sessione in corso. Insomma, i ministri possono essere indagati in qualsiasi momento, presidente del consiglio compreso. Solo il presidente della Repubblica è totalmente irresponsabile, anche se sono allo studio modifiche per questa tutela.
In Spagna i parlamentari sono perseguibili per i loro reati senz’alcuna limitazione, ma sottoposti all’autorizzazione del Parlamento. In trent’anni non si ha notizia di un solo rifiuto. In un solo caso un parlamentare, giudice prima di essere eletto, è stato ’salvato’ dall’accusa di aver diffuso durante il suo precedente lavoro una fotografia sbagliate, non quella di un latitante, bensi quella del fratello. I ministri non godono di alcuna tutela, ma per loro è responsabile del giudizio non la magistratura ordinaria, ma la Corte suprema.
In Germania i politici sono come tutti gli altri. I parlamentari godono dell’immunità solo per quello che fanno nella loro veste di deputati. Come in Italia non possono essere arrestati senza l’autorizzazione della Camera di appartenenza. Stesso trattamento per il Cancelliere e per i ministri. Nessuno è immune per atti estranei all’attività di governo. Nel caso del presidente della Repubblica è perseguibile il giudizio solo per violazione premeditata della Costituzione.
Negli Stati Uniti è prevista, come in Francia e Germania, l’immunità solo per l’attività politica dei parlamentari. Senatori e deputati possono essere arrestati senza autorizzazione per “alto tradimento, reato grave e violazione dell’ordine pubblico”, nel caso di altri reati sono perseguiti dai comitati etici della Camera dei rappresentanti e del Senato. La Costituzione americana non prevede alcuna immunità per il presidente e gli altri membri del governo.
Probabilmente in ‘padania’ l’onorevole Cota non dispone delle tecnologie elementari che permettono di connettersi con le banche dati, utilissime per verificare le informazioni.
Per gran parte della giornata di ieri i media ed in particolare la tv hanno regalato uno spazio infinito alla visita di Berlusconi in Israele. La trasferta estera del Cavaliere era del tutto ininfluente, perchè il peso dell’Italia nella questione israelo-palestinese è nullo, mentre non esiste alcuna iniziativa diplomatica credibile del governo e della Farnesina in quello scenario.
Il dato preoccupante è che anche alcuni giornali on line, tra i quali ‘la Repubblica’, ‘Il Corriere della Sera’ ed anche ‘l’Unità’ non si sono distinti dalla procedura di ’silenziamento’, ritornando a coprire la notizia solo dopo le 17, quando è cominciata discussione che precedeva la votazione.
Paradossalmente la visibilità della ‘vicenda Morgan’, ovvero l’uso di cocaina da parte di un musicista in partenza per Sanremo, ieri è stata complessivamente maggiore sui quotidiani on line del ‘legittimo impedimento’.
Appena approvata anche dal Senato ed a patto che il presidente della Repubblica decida di non firmarla, per 18 mesi i processi che coinvolgono il presidente del Consiglio e i ministri si fermeranno. La norma, infatti, è collegata al progetto di cambiare la Costituzione per ottenere il via libera totale che la Consulta ha impedito per due volte.

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