giovedì 23 aprile 2009

Nonostante il pugno di ferro del Ministro Maroni, gli immigrati vogliono sempre di piu’ il Bel Paese e le sue liberta’. Ma chi sono i criminali?

C’e’ un dato geografico che non porra’ mai l’Italia al riparo da folate di disperati, ma c’e’ soprattutto dell’altro. C’e’ il lavoro nero e ce n’e’ sempre di piu’. In edilizia, in agricoltura, nei servizi, nell’assistenza alle persone, nel turismo. Mal pagato, supersfruttato, ma l’offerta dilaga ormai senza limiti. Quel lavoro, per chi ha vissuto con un dollaro al giorno a testa e’ la strada della speranza. Si’, perche’anche 30 Euro nel pugno, per un giorno di lavoro sono sempre tanti. Ti arrangi a vivere, ma in una stagione puoi risparmiare anche 1500 Euro da rimettere a casa oppure da investire nel ricongiungimento famigliare o in una trasferta strutturata. E in Italia si puo’. Lavori senza regole, ma anche senza vincoli ne’ documenti. Non lasci traccie, non assumi impegni. Oggi lavori e domani sei libero. Libero di fare e con il tuo tesoretto in tasca. In tanti hanno gia’ percorso questa strada e oggi sono affrancati, oppure sono in Germania, Svizzera Austria. Magari coabitano con la famiglia in un vecchio appartamento di periferia, ma hanno un lavoro vero, spesso in proprio e quasi sempre sono sostenuti dalla solidarieta’ della loro comunita’ etnica o nazionale. Sempre una vita di stenti, che per quelli che rischiano e perdono la vita nelle bibliche trasferte del deserto africano o aggrappati ad un semiasse di un Tir, oppure su una vecchia carretta nel Mar Meditterraneo, e’ la strada per diventare cittadini e soggetti del nostro mondo, che non e’ poi cosi’ perfetto, ma e’ decisamente migliore di quello da cui fuggono. Si’ perche’ fuggono da mondi di morte e disperazione dove la fuga e’ l’unica possibilita’ di riscatto. Si considerano fortunati a casa loro, perche’ sono arrivati a comprare non la strada della speranza ma una vera e propria Via Crucis, sulla quale muoiono ogni giorno decine e decine di esseri umani, che non disturberanno piu’ nessuno, ma che sono esistiti ed erano venuti al mondo come ognuno di noi. Ricordiamoci i patimenti degli immigrati italiani in America, in Svizzera, Germania, Belgio. I transatlantici della disperazione o i treni zeppi come formicai, le valigie legate con lo spago, i mandolini e le chitarre per alleviare le pene. E poi le baracche in legno ai margini delle citta’, gli elenchi dei lavoratori trasformati in elenchi di numeri, il divieto di ricongiungere le famiglie, le analisi sanitarie stampate sui passaporti, le impronte digitali prelevate alla frontiera. Intere vite vissute da regolari, oppure da clandestini, come quei bambini italiani, e non pochi, che hanno passato l’infanzia e l’adolescenza nascosti in casa. La memoria aiuta sempre e tutti a capire dove si vuole arrivare, anche se la nostra emigrazione, pur penosa, non e’ stata cosi’ drammatica come altri trasferimenti collettivi e sociali storici ed attuali. Ricordiamoci pero’ l’emarginazione e la discriminazione in cui vivevano i nostri connazionali ed anche i luoghi comuni che alimentavano molti giornali e televisioni di quei Paesi. “Gli italiani molestano le nostre donne, gli italiani girano con il coltello, gli italiani fanno le risse, gli italiani disturbano la quite pubblica, gli italiani rubano, gli italiani delinquono, gli italiani non spendono un centesimo, gli italiani sono contrabbandieri” ed altro ancora. Semplici pregiudizi? No, razzismo. Il razzismo non e’ solo crimine del passato storico. E’ un crimine moderno che genera scontro sociale, etnico, religioso e poi soprafazione o guerra. Eppure in America ed in Europa gli italiani sono arrivati ed ovunque sono diventati cittadini. Merito della razza? Assolutamente no. Merito delle comunita’ di quei Paesi che hanno fatto poi prevalere in fine il civismo e l’accoglienza ai sentimenti criminali dettati dalla pancia. In America ed in altri Paesi oggi esistono Musei alla memoria di quelle tristi pagine di storia e nessuno pensa di chiuderli. In Svizzera hanno fatto ben sei Referendum sul tema: “volete o no gli italiani?” La maggioranza ha risposto sempre si”. Ecco perche’ gli altri oggi non sono piu’ razzisti. E non hanno nemmeno mai organizzato ronde per badare gli italiani. Di piu’. Chiunque giri un poco il mondo, sa che all’estero, gli scambi di opinione con i locali finiscono quasi sempre attorno all’assioma italiani mafiosi.
Quasi ovunque in Europa vogliono bene agli italiani e quasi ovunque considerano i mafiosi dei criminali. Eppure ci vedono cosi’. Allegri, geniali, fantasiosi, socievoli, amanti della vita, del mangiar bene, maestri nell’arte del fai da te, ma anche un po’ o molto mafiosi. E’ un pregiudizio che rimane, ma e’ anche vero che noi siamo per quello che gli altri ci percepiscono. Ed oggi come ieri nei fatti Andrangheta Mafia e Camorra riescono a permeare l’economia in Italia, Europa e Sud America, con troppa facilita’ con attivita’ di riciclaggio finanziarie e sociali spesso palesemente evidenti, ma non sempre contrastabili. Ed il vecchio detto popolare la pianta malata va estirpata alla radice, fa opinione ovunque.


San Pietroburgo, 2 aprile 2009

2 commenti:

  1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  2. Molto bello e interessante, allenati che apriamo presto un quotidiano on line
    carletto

    RispondiElimina